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Gas esilarante in sala parto

Già utilizzato in ospedali inglesi e americani, il protossido d’azoto presto potrà alleviare il dolore anche delle partorienti italiane

Gas esilarante in sala parto

Al giorno d’oggi finalmente le donne hanno riconquistato un diritto che negli ultimi decenni gli era praticamente stato negato: possono decidere come partorire.

Alcune mamme ad esempio decidono di partorire in casa, o in centri specializzati in parti naturali, altre preferiscono dare alla luce nell’acqua e altre ancora scelgono di ricorrere a un’anestesia, la cosiddetta anestesia epidurale.
Ce ne sono poi alcune che scelgono di partorire… sorridendo, grazie alle proprietà analgesiche del protossido d’azoto!
Dopo essere stato introdotto nel protocollo degli ospedali americani, si sta sperimentando ora anche in alcuni ospedali italiani come il Buzzi di Milano e l’Umberto I di Roma.

Credits: Foto di @jonathanborba | Unsplash


Che cos’è il gas esilarante?
Il gas esilarante, il cui nome scientifico è ossido di di azoto o protossido di azoto (N2O), è un gas incolore dall’odore dolciastro. Se inalato, il gas esilarante può avere effetti euforizzanti, anestetici ed analgesici. Tecnicamente, il gas va ad interagire con le cellule nervose del cervello distendendo i nervi con conseguente sedazione del paziente.
Viene considerato il più antico anestetico scoperto dall’uomo perché si usava già nell’antichità per operazioni odontoiatriche o altri piccoli interventi.

Credits: Foto di @sharonmccutcheon | Unsplash


Cosa si sente?
Chi l’ha provato sostiene che l’effetto possa essere paragonato a quello di una leggera ubriacatura, una nebbiolina ti avvolge e la percezione attraverso i 5 sensi è leggermente attutita.
Il gas esilarante quindi non impedisce né blocca il dolore, ma ne diminuisce l’intensità fino a un 50%.

Quali vantaggi comporta?
Il protossido d’azoto non può essere considerato un metodo anestetico, quindi non è necessaria la presenza di un anestesista in sala parto ma basta l’assistenza di ginecologo e ostetrica con una formazione a riguardo.
In sostanza saranno le stesse partorienti che, dopo una breve formazione, potranno dosare e regolare l’utilizzo dell’anelgesico grazie a una valvola che ne regola il flusso. Respirando attraverso una mascherina la miscela di protossido d’azoto con ossigeno la partoriente potrà in ogni momento decidere quando desidera alleviare il dolore, e per quanto tempo.
La bassa concentrazione del gas inalato e le sue caratteristiche rendono la pratica assolutamente sicura e senza effetti dannosi riscontrati per mamma e bimbo. Si tratta infatti di un gas del tutto innocuo, che al massimo può dare euforia e, dicono, un leggero effetto afrodisiaco.
Rispetto alla più tradizionale anestesia epidurale inoltre lascia maggiore autonomia alla donna nel momento del travaglio e del parto, visto che potrà decidere in ogni momento quando desidera alleviare il dolore, e in nessun caso arriverà a perdere sensibilità o conoscenza.
Inoltre per quanto riguarda l’allattamento al seno non sono stati riscontrati effetti negativi o dannosi per il bambino.
Confrontato con altri metodi di analgesia il protossido di azoto non costituisce un potente analgesico ma il suo buon profilo di sicurezza rispetto alla salute materna e infantile e la possibilità di autosomministrazione lo rendono un metodo utile.

Credits: Foto di @ladyduxbury | Unsplash


La dottoressa Ida Salvo, il primario di Anestesia e rianimazione del Buzzi, un medico in prima linea sul fronte dell’ostetricia che nel 2005 lanciò la battaglia per chiedere alla Regione Lombardia di garantire alle donne l’anestesia epidurale durante il parto, dice a riguardo: “Il gas esilarante è innocuo, lascia sveglia la donna ed è facile da utilizzare, ed è la stessa donna che, opportunamente istruita, si autosomministra il protossido d’azoto, applicando una mascherina alla bocca”.

Di © Riproduzione Riservata
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