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Come il neonato dimostra affetto

Anche un neonato comunica, non ancora a parole ma a gesti, sguardi, gridolini e pianti. Ecco come interperetarli

Come il neonato dimostra affetto

Diventare mamme è un’esperienza unica che come tale va vissuta il più intensamente possibile, ma solo vivendola è possibile capirla, comprenderne tutti i significati relazionali che ogni giorno, ora dopo ora, si costruiscono in questa nuova vita a due, noi e il nostro bambino.
All’inizio si ha difficoltà oggettiva a capire le sue necessità e i suoi pianti sembrano tutti uguali, ma poi solo l’amore di una madre può saper interpretare non solo il pianto in tutte le sue sfaccettature e forme di comunicazione diverse, ma anche sorrisi, gesti, movimenti del viso, contrattura delle labbra ecc.
I bambini, anche se molto piccoli, sono in grado di entrare sin da subito in contatto con noi e usano tutti gli strumenti che hanno a disposizione, vediamo quali e scopriamo come usarli al meglio.

 

Voce e pianto
Riconosce la nostra voce, ed eccolo infatti girarsi appena entriamo nella sua stanza e parliamo con lui dolcemente, lui si agita, apre e chiude le manine, sorride e ci cerca con lo sguardo fino a quando i suoi occhi non incontrano i nostri.
Come prima anticipato esistono tanti tipi di pianto, quello per richiamare solo l’attenzione, quello doloroso per le coliche in atto, quello nervoso per la fame o perché ha appena terminato un suo “bisogno fisiologico” e giustamente si sente a disagio e vuole essere cambiato, poco per volta il nostro orecchio affina il  riconoscimento e sa distinguere i diversi tipi.

 

Sguardo
Il suo sguardo la dice lunga, a dispetto di molti studiosi che sostengono che ci metta un pochino a riconoscerci, in realtà i bambini sanno riconoscere molto velocemente la propria mamma, la fissano, fanno e regalano sorrisi che onestamente non mi sembrano solo “movimenti involontari”, perché allora sono così fortemente in risposta ai nostri?
Il neonato è in grado di riconoscere il volto della mamma e quello del papà dopo qualche settimana, ma la prima cosa che riconosce di noi è il nostro odore, non a caso è importante dopo il parto appoggiarli a noi, un “imprinting” di pelle.

Oggetti transazionali, ovvero la “coperta di Linus”
La mamma è presente, ma qualche volta si allontana dal bambino, ecco allora che il bambino la cerca e la trova in oggetti che la andranno a sostituire, questi sono chiamati oggetti transazionali. Nei “momenti critici” c’è quindi chi si mette il dito in bocca, chi cerca il ciuccio, chi si sceglie un peluche e guai a chi lo tocca. I miei bimbi ad esempio avevano ciascuno un loro piccolo cuscino e guai a dimenticarselo se si andava da qualche parte a cena.
 

 

Mani in alto…questa è una “rapina d’amore”!
Un forte messaggio di richiamo e di attenzione da parte dei nostri figli quando sono piccoli, che è anche un grande gesto di affetto, è quello di guardarci e  sollevare le braccia, aggiungendo poi un bel sorriso. Significato? “Mamma sono felice di vederti, mi prendi in braccio?” Come dire di no?

 

Grido perché sono felice!
Altre forme di amore nei confronti della mamma possono essere, accogliere il suo arrivo con tanti e acuti gridolini gioiosi, seguiti però da altrettanti gridolini più disperati e lagnosi, se per una causa o l’altra vi allontanerete da lui, insomma due facce della stessa medaglia.
Così come se per un motivo più o meno grave dovessero incorrere in una crisi di pianto, niente di meglio del vostro abbraccio caldo e rassicurante risolverà la situazione, diversamente l’abbraccio di un estraneo potrebbe peggiorala.
Se poi fanno le vostre stesse facce, espressioni, o imitano i vostri movimenti, ecco un altro modo semplice e “tipicamente naturale” di dimostrarvi il loro immenso amore nei vostri riguardi.

Di , © Riproduzione Riservata
TAG  neonato  
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