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Onicofagia

Spesso si sentono i racconti o semplicemente gli scambi di esperienze delle mamme che, preoccupate, evidenziano un problema legato ai propri figli che si “rosicchiano le unghie”.

Onicofagia

In termini medici tale fenomeno prende il nome di onicofagia, in altre parole la tendenza a rosicchiarsi e mangiucchiarsi le unghie o le pellicine, si presenta in età diverse, nei bambini piccoli di 4 o 5 anni, ma anche negli adolescenti, fino a rimanere un tratto caratterizzante anche in molti adulti.
Quasi il 28% dei bambini adotta questo comportamento, mentre solo un 20% tra gli adulti e un importante 44% tra gli adolescenti. Secondo la teoria Freudiana è una fissazione orale, sicuramente il legame tra bocca e corpo è molto bene evidente in questo comportamento. Dal punto di vista psicologico e comportamentale non sempre va associata a comportamenti patologici e non deve quindi destare una preoccupazione esagerata. Oltre alla componente psicologica andrà valutata anche il lato estetico, poiché se protratto nel tempo e non bloccato, questo vizio può far cambiare la forma delle unghie, imbruttendole e rendendole disuguali.

Credits: Foto di @Myriam Zilles | Pixabay
Si può scoraggiare l'onicofagia impiegando smalti amari, da spennellare direttamente sulle unghie, il cui sapore poco gradevole dovrebbe far desistere dal mangiucchiarsi le unghie. L’atteggiamento da seguire è in ogni caso quello di non aumentare l’attenzione e l’ansia sul bambino. Mi spiego meglio: la componente ansiogena è già insita in chi si rosicchia le unghie, è infatti un modo, se vogliamo molto semplice ed elementare, di scaricare una tensione, una piccola preoccupazione, per auto tranquillizzarsi. Se il bimbo si trova davanti un genitore che lo “sorveglia” eccessivamente, probabilmente in maniera inconscia protrarrà tale atteggiamento poiché si sentirà troppo osservato e questo attiverà un circolo vizioso, dove l’ansia sarà alimentata da altrettanta ansia. Correggere il comportamento è compito del genitore, che però non dev’essere pressante e sfiancante, pena l’irrigidimento del bambino e la necessità paradossale di farlo ancora di più.

Si dovrà puntare allore sullo sviluppo dialettico, ovvero sull’esternazione dei sentimenti, difficili spesso da spiegare a parole, ma facili da rappresentare, soprattutto per un bambino, tramite comportamenti e fisicità. L’onicofagia, spesso è legata a momenti, di ansia e di preoccupazione scatenate da situazioni magari passeggere, ad esempio collegate con il mondo della scuola, dei rapporti interpersonali o di particolari dinamiche familiari che si sono sviluppate in un certo contesto e in un determinato momento.

Credits: Foto di @Владимир Берзин | Pixabay

 

Prima di tutto bisognerà cercare di sforzarsi di capire, attraverso il dialogo, e non attraverso gli “interrogatori”, cosa può preoccupare il bambino, analizzare la situazione scolastica, se ci sono stati dei cambiamenti, ad esempio una nuova maestra, un compagno di classe che si è trasferito, un bisticcio tra papà e mamma, la tensione tra fratello o sorelle ecc. Il bambino spesso ne è assolutamente inconsapevole, ma va aiutato a conoscersi in modo graduale a capire quali sono le situazioni belle, il sentimento di felicità, e al contempo i sentimenti di rabbia, tristezza, di vuoto ecc.

Brevi frasi come ad esempio «Non rovinarti le unghie, può farti male» possono essere di aiuto per far “svegliare” il bambino da una situazione quasi meccanica, in cui spesso appunto non si rende conto di fare un qualcosa di auto lesivo, ma che placa la sua ansia e tampona la sua preoccupazione facendola passare, canalizzandola da uno stato mentale a uno stato fisico. È d'aiuto richiamare la sua attenzione in modo dolce, delicato ma fermo, spiegandogli ad esempio che mettersi le mani in bocca può esser fonte di batteri cattivi che fanno male al pancino, o che le unghie diventano brutte quando sarà grande e così via. Evitare però il rimprovero o il brontolio, perché non appesantire troppo il momento e gestirlo adeguatamente lo fa rimanere un vizio passeggero e transitorio, diversamente troppi divieti o peggio punizioni diverranno terreno fertile per la sedimentazione della problematica. Le cure migliori, da parte del genitore, restano l’attenzione positiva, l’affetto e l’essere presenti.

Di , © Riproduzione Riservata
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