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Oggetto transizionale

Può essere un peluche o altro, l’oggetto che i bimbi scelgono come preferito e da cui non si separano proprio mai. Che significato ha questo oggetto e come va gestito?

Oggetto transizionale

Avete presente la scena in cui è tutto pronto per partire, la macchina è piena come un uovo, avete passato tre ore a preparare le valigie e finalmente si parte? Ma ad un certo punto il vostro bimbo parte con un pianto inconsolabile e voi vi chiedete il perché, ecco la risposta: nel vostro interminabile elenco di cose da portar via vi siete dimenticate del suo orsacchiotto preferito! Non deve mai accadere, poiché quell’orsacchiotto lui lo porta a nanna con sé e sono inseparabili, soprattutto se ci si muove da casa, infatti spesso lo porta anche al mattino nel tragitto verso l’asilo o quando va a dormire dai nonni o dalla zia.
Si tratta del suo giocattolo preferito e può essere un orsacchiotto, così come un elefantino, o la classica coperta di Linus, in realtà a livello psicologico ha un nome ben preciso, si tratta dell’oggetto di transizione che dona al bambino sicurezza, relax, serenità e senso di stabilità. Con il passare del tempo l’oggetto in questione potrà anche avere un aspetto poco bello, magari anche essere poco pulito, visto che l’opera di lavaggio la si deve fare quasi di nascosto poiché il bimbo ha paura di perderlo o peggio di vederlo diverso, però rimarrà sempre il suo oggetto preferito.

Secondo la teoria elaborata da Winnicott, l’oggetto di transizione o transizionale è un surrogato della figura materna: durante i primi mesi il bimbo è un tutt’uno con la mamma, poi con la crescita avviene un graduale e naturale distacco. Questo oggetto non è di per sé indispensabile, ma lo diviene per coprire l’assenza della madre, dà rassicurazione e certezza.
Oltre al concetto di oggetto transizionale Winnicott ha anche introdotto i concetti di fenomeni transizionali o esperienze transizionali. In generale si indica una fase di passaggio, un viaggio dal mondo dei piccoli a quello dei grandi, rappresentando questo oggetto uno strumento è per il bimbo fondamentale non perderlo e il suo eventuale smarrimento causa crisi anche colleriche in alcuni bambini. Non è quindi importante l’aspetto dell’orsacchiotto o in linea generale di quello che è l’oggetto prescelto, poiché potrebbe essere anche un peluche brutto rispetto alla miriade di pupazzi presenti in cameretta o sul suo lettino.

In linea di massima si tratta di un oggetto che il bimbo si porta fino ai quattro o cinque anni al massimo, ma per molti bimbi viene abbandonato anche prima, ad esempio in concomitanza con la frequentazione della scuola materna.
In caso quest’abitudine vada troppo avanti nel tempo è bene spiegare al bambino con calma che dovrà separarsi da questo suo amato orsacchiotto, cominciando gradualmente con una notte di prova o un pomeriggio ai giardini senza di “lui”. La relazione tra mamma e bimbo in questi momenti dev’essere fondata sulla calma e sulla tranquillità, in questo modo il bimbo percepisce con le giuste condizioni anche psicologiche la giusta scelta. Usate un tono come se parlaste con un adulto come voi e non con nomignoli e voce cantilenante.
Secondo alcuni pediatri e psicologici “l’orsacchiotto” dovrebbe essere tolto dopo i due anni e prima dei cinque, se va oltre i 7 o 8 anni è forse il caso di consultare uno psicologo.

Di © Riproduzione Riservata
TAG  giocattoli  
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