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Enuresi

Enuresi, ovvero più comunemente fare la pipì a letto, può essere un imbarazzante problema per i bambini. Come mai succede e come risolvere questo fastidioso disturbo?

Enuresi

Cosa si intende per enuresi? La perdita involontaria notturna di urina. Questo può rappresentare un problema per bambini con età variabile dai quattro (27%) ai cinque/sei anni (15%), ma in realtà si può anche presentare in altre età pediatriche (a 9 anni 3%). Si risolve spontaneamente e, vista la frequenza abbastanza alta, non deve essere fonte di eccessiva preoccupazione da parte dei genitori.
La vescica è particolarmente immatura, questo causa appunto la perdita di pipì durante la notte, l'enuresi notturna. In realtà esiste anche la cosiddetta enuresi diurna, quando il soggetto manifesta lo stesso problema appunto di giorno.

Credits: Foto di @PublicDomainPictures | Pixabay

 

I problemi che possono generare l’enuresi possono esser di vario tipo: organici, psicosomatici, legati a disturbi del sonno o ormonali, infezioni urinarie, diabete mellito ecc.
I maschietti sono maggiormente predisposti rispetto alle bambine, però prima di pensare a trattamenti particolari o addirittura farmacologici, si deve aspettare almeno fino ai sei o sette anni. In sintesi questi bambini possono avere maggiore difficoltà a svegliarsi durante la notte per correre in bagno e fare la pipì, le contrazioni della vescica fanno quindi fatica ad essere avvertite.
Normalmente la produzione di urina durante la notte diminuisce, rispetto a quella prodotta durante tutto il resto della giornata; nei bambini enuretici invece si manifesta un’iperproduzione di urina anche durante la notte, con probabilità gli ormoni antidiuretici sono prodotti in quantità non sufficiente, e l’urina fuoriesce con maggiore facilità.
Quali possono essere le cause psicologiche? L’ansia o la stanchezza, ma questa è solo un’ipotesi che va comunque presa in considerazione direttamente con il proprio pediatra e senza allarmismi.
Esiste poi un’altra ipotesi in base alla quale, ci sarebbe un fattore genetico alla base dell’enuresi: bambini che hanno in famiglia un genitore, o addirittura entrambi, con un’esperienza simile, possono manifestare con la stessa probabilità il medesimo problema.

Credits: Foto di @tkoscak |Pixabay

L’enuresi però non è una malattia, non va considerata quindi tale, non vanno caricati negativamente i bambini che presentano questo problema, proprio perché se è vero che c’è una base d’ansia o comunque di stanchezza e preoccupazione nel bambino, un rimprovero o un cattivo umore legato all’evento non farebbe altro che peggiorare la situazione.
Anzi il bambino va supportato, premiato ogni volta che non ha bagnato il letto, coccolato e ascoltato. Inoltre va assolutamente incoraggiato a urinare prima di coricarsi, non solo la sera ma anche nel riposo pomeridiano. Mai umiliarlo o addirittura punirlo, ne rimarrebbero compromesse la sua autostima e la sicurezza che ne deriva. La comprensione, la calma e un atteggiamento positivo sono la migliore cura.
Non svegliare il bambino durante la notte, deve diventare un meccanismo naturale e non forzato e meccanico perché imposto. Non usare quindi neanche strumenti come le sveglie, sarebbe davvero frustrante per il bambino svegliarsi all’improvviso con il suono della sveglia e associarlo al “dovere” di fare la pipì.
Comunicare invece la possibilità di aiuto da parte dei genitori è molto importante per il bambino, sapere che se si sveglierà per andare a fare pipì potrà svegliare mamma o papà, che accenderanno la luce e magari lo accompagneranno in bagno.
Il problema non va nascosto, omesso, ma affrontato insieme al bambino in un clima di massima serenità con la prospettiva che crescendo andrà a sparire da solo.

Di © Riproduzione Riservata
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