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Gravidanza anembrionica: quando non si sviluppa l'embrione

Può capitare che alcune gravidanze non seguano il loro normale corso e ad un certo punto si interrompano perché nel sacco vitellino non si è mai sviluppato l'embrione

Gravidanza anembrionica: quando non si sviluppa l'embrione

Test di gravidanza positivo, nausee, stanchezza e tutti i sintomi tipici di quando si aspetta un bambino. Eppure può capitare che ad un certo punto qualcosa non vada, si hanno perdite di sangue e dolori simili a quelli mestruali ed il ginecologo, in seguito all'ecografia, evidenzia che il feto non si è mai formato perché si trattava di una gravidanza anembrionica. Nella maggior parte dei casi si ha un aborto spontaneo e solo raramente bisogna procedere con il raschiamento. Ma cosa si intende con questo termine e perché talvolta accade?


L'embrione non si sviluppa
La gravidanza anembrionica viene chiamata anche “uovo chiaro” e indica quella particolare situazione in cui analisi e test diagnosticano l'effettiva attesa di un bambino, ma nella realtà, nonostante nell'utero vi sia l'ovulo fecondato, non si sviluppa alcun embrione e nessun sacco vitellino.
A meno che la donna non abbia perdite di sangue, questa situazione viene scoperta tra l'8a e la 13a settimana di gestazione, quando si effettua la prima ecografia.

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