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Paghetta ai figli

Dare la paghetta ai figli è un gesto con una forte componente educativa, psicologica e sociale. Oggi rispetto a qualche anno fa, che tipo di caratteristica ha, da quanti euro è composta, quando viene elargita, a fronte di quali richieste?

Paghetta ai figli

Dagli ultimi dati Istat, i bambini dai 6 anni in su, cioè dall’età scolastica, pretendono la paghetta e la richiedono in una percentuale pari al 30%. L’importo medio corrisponde a circa 14 euro alla settimana per i ragazzi delle scuole medie, mentre alle elementari la paghetta corrisponde mediamente a circa 6-7 euro a settimana. La paghetta dovrebbe rappresentare un momento importantissimo di crescita e di conseguente responsabilizzazione.

Partendo dal presupposto, legato ad un insegnamento genitoriale, fondato sul valore vero del denaro. Anche se piccoli, i bambini devono iniziare a comprendere l’importanza degli acquisti, l’infondatezza dei messaggi pubblicitari che spingono erroneamente a spese compulsive dettate da input esterni, spesso fuorvianti e inutili, che portano a volere beni di consumo di scarso valore e di breve utilizzo.

 

Imparare a gestire una somma di denaro

Il bambino o il ragazzo, attraverso la paghetta deve imparare gradualmente a gestire una piccola, ma per lui grande, somma di denaro. Impara a conoscere il valore del denaro, ad associare una cosa, un gioco, un libro, un piccolo regalo di compleanno per il compagno di classe, ad un costo concreto, ad aprire il piccolo portafoglio e a prendere dei soldi per avere in cambio qualcosa, a gestire il resto e imparare a pianificare le spese, soprattutto nell’ottica del risparmio.

I genitori non devono incorrere nell’errore di dare doppie paghette, per evitare di creare confusione e di caricare il bambino di soldi, attivando un meccanismo che, a lungo andare, sarebbe deleterio.

 

Capire il valore delle cose

Pagare di “tasca propria” fa vedere il valore della cosa acquistata sotto una luce nuova, significa avere maggior rispetto degli acquisti fatti in generale, anche quelli compiuti da mamma e papà, che per poter spendere in alimenti, utenze, giochi, libri devono necessariamente lavorare.

Far capire ai bambini, che i soldi derivano dal lavoro di mamma e papà è molto importante, anzi indispensabile, per dare una giusta connotazione al rispetto verso il lavoro, che diventa sia fonte di soddisfazione sia fonte di guadagno.

Spiegare ai propri figli che i soldi vengono impiegati per coprire diverse voci delle uscite, è necessario, più se ne parla, maggiore sarà la possibilità di accrescere nel bimbo un senso di responsabilità e di rispetto. Devono essere consapevoli che andare in piscina, al corso di musica, acquistare i libri, comperare i vestiti sono tutte attività possibili dietro un pagamento. Questo fa accrescere nel piccolo la corretta maturità.

 

 

Quando e... quanto?

Dal punto di vista dell’età a cui iniziare, molti psicologi e pedagogisti sono concordi con il far iniziare la paghetta solo se è il bimbo a richiederla e non prima e solo dopo gli 8 anni. Prima è un pochino prematuro, proprio perché a 8 anni si inizia ad avere una percezione del denaro più concreta.

Sarebbe da evitare l’associazione buoni voti scolastici, elargizione di denaro. La scuola va frequentata con volontà, entusiasmo, voglia di d’imparare e non per ricevere in cambio dei soldi: i buoni voti si premiamo magari con una bella gita fuori porta nel week-end!

Esistono correnti opposte a questa in cui, invece, si sostiene la necessità di accompagnare un buon voto con una ricompensa monetaria.

In linea generale direi che sta sempre al buon senso del genitore decidere.

Questa ultima tesi è fondata sul meritocrazia e negli Stati Uniti, per esempio, in diverse scuole è diventata un vero e proprio metodo didattico, addirittura sostenuto da fondazioni come quella che vede a capo Bill Gates. Ad ogni buon voto corrisponde un compenso di diversa entità, ad esempio cinquanta dollari se si porta a casa A, che è per noi l’equivalente dell’ottimo, oppure 20 dollari per la C, il nostro sufficiente, e così via.

Che dire poi dell’ultima trovata sempre americana la smarty card? Viene acquistata dai genitori di bambini di età tra i 3 e i 6 anni, su un sito specifico: si comprano dei punti e poi quando il bambino, collegandosi al sito, dimostra il suo livello di comprensione e istruzione svolgendo bene dei test, riceve in cambio libri e giocattoli.

In Italia, per i bambini sopra gli 8 anni, tra i premi c'è l’immancabile telefonino!

 

Il parere dell'esperto

In qualità di pedagogista, la paghetta è a mio avviso una componente importante e necessaria per la crescita, ma da attivare non prematuramente e da gestire con cautela e fermezza da parte dei genitori, evitando cifre inadeguate ed eccessive e valutando con il bambino, nel precorso di crescita, se l’insegnamento ad essa correlato sul valore del denaro stia diventando per il proprio figlio un elemento positivo di crescita o no.

Di , © Riproduzione Riservata
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