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Figli di mezzo: come comportarsi

Essere figli maggiori è una responsabilità. Gli ultimi arrivati solitamente sono i più coccolati. Ma il fratello di mezzo come si sente diviso a metà tra questi due ruoli?

Figli di mezzo: come comportarsi

In Italia è appena uscito un volume a fumetti Diario di una schiappa, scritto da Jeff Kinney, in cui si racconta la vita familiare e scolastica di Greg, e le sue difficoltà ad essere un figlio di mezzo. È un libro che da un lato fa sorridere, ma dall’altro aiuta a riflettere perché parla dei tanti figli arrivati per secondi, che vengono educati come appendice dei primi, ma non come i piccoli di casa, perché c’è sempre il terzo arrivato.



Le posizioni
Se il primo figlio è quello che “deve” ricoprire le nostre aspettative, e l’ultimo è il cucciolo di casa, i figli di mezzo sono spesso figure intermedie. Se i primogeniti sono più tradizionalisti, ambiziosi e hanno un forte senso di responsabilità, i secondi molte volte sono più socievoli, creativi e rilassati. Quando si è in tre il secondogenito ricopre un doppio ruolo: è fratello minore per quello prima, e maggiore per quello dopo. Questa condizione favorisce le doti di diplomazia e mediazione che sono attribuite proprio a chi è in questa posizione. Chi è in mezzo vive delle esperienze del fratello maggiore, ma non è vessato poiché i genitori riservano più attenzioni all’ultimo nato e hanno la possibilità di fare subito le loro esperienze, vivendo meno l’ansia toccata agli altri due. I genitori si fidano maggiormente perché certi scogli li hanno superati con chi è venuto prima. Talvolta in figlio intermedio si trova tra due fuochi: poco considerato dal primo (di cui spesso è geloso per il suo ruolo) e in competizione con l’ultimo, il più piccolo, che viene maggiormente considerato dai genitori.

Credits: Foto di @jty11117777 | Pixabay

Gli svantaggi
Chi ha un fratello grande e uno piccolo, sa come è giusto comportarsi, perché lo ha imparato dal fratello maggiore, ma rischia di non sentirsi davvero importante all’interno della famiglia. I figli intermedi spesso sono troppo piccoli per permettersi di non imitare il “fratellone”, ma abbastanza grandi perché non ci si aspettino da loro i capricci dell’ultimo arrivato. Capita così che in adolescenza questi figli si sentano abbandonati a se stessi e crescano troppo in fretta, imparando a fare a meno di mamma e papà che li credono grandi e forti. 


Gli errori da evitare
Affinché la ricerca di autonomia non si trasformi in una crescita solitaria, ecco a cosa devono stare attenti i genitori nell’educazione del figlio intermedio.
Per prima cosa non bisogna responsabilizzarlo troppo e poi non fare paragoni, ma valorizzare le sue caratteristiche sicuramente diverse dal fratello maggiore, le sue potenzialità e il carattere. Se poi il secondo è sempre stato ultimo, coccolato e vezzeggiato da tutti, ma ad un certo punto è arrivato un nuovo fratellino, è naturale che si verifichi smarrimento o atteggiamenti di capricci eccessivi. In questi casi va ascoltato e rassicurato, cercando di non dare troppo peso alle sue marachelle. All’inizio potrebbe rivelarsi utile affidare di tanto in tanto, l’ultimogenito ai nonni, così che il figlio di mezzo non si senta del tutto usurpato del suo ruolo.

Di © Riproduzione Riservata
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