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Perché una madre uccide il proprio figlio?

La psicologa Sophie Marinopoulos, nel suo libro “nell'intimo delle madri” lancia un allarme: le mamme violente sono in aumento, in una società sempre più medicalizzata che ha trasformato il parto in un'impresa più tecnologica che umana, in cui le donne vengono sempre più lasciate sole con il proprio disagio. Ma cosa accade in una mamma che fa del male al proprio piccolo?

Perché una madre uccide il proprio figlio?

Il lieto evento, definito in modo improprio, è l'inizio di una storia d'amore destinata a durare tutta la vita. Non è necessario il colpo di fulmine, non tutte le mamme sentono scattare quel meccanismo interiore appena accolgono tra le braccia il proprio piccolo, ma queste donne si convincono di essere delle cattive madri, di non amare abbastanza il bambino e hanno il timore di deludere e di non essere all'altezza in una società che richiede performance in tutti i campi: ottima carriera, splendida famiglia e figli perfetti.
Ma un bambino piccolo è spiazzante perché risponde a leggi sconosciute, mettendo in seria difficoltà chi pensa di poter pianificare tutto.

Cambiano i tempi cambiano le madri
Nelle generazioni precedenti le madri non venivano mai lasciate sole con un bambino appena nato, avevano sempre accanto qualcuno. Il disagio veniva così espresso in maniera più semplice e gestito attraverso la trasmissione del sapere delle generazioni precedenti. Oggi, invece, il clan familiare non esiste più, la sofferenza non ha più interlocutori e questa solitudine può essere causa della depressione post partum. Manca però soprattutto un certo tipo di preparazione nell'entourage medico che segue la gravidanza. Quando una donna dice che ha paura di partorire viene rassicurata superficialmente con un “andrà tutto bene”.

Sintomi di malessere
Un segnale da non sottovalutare è quando una donna rifiuta se stessa come madre; nell'immaginario collettivo una madre non uccide, non maltratta, non violenta; se una madre avverte un impulso violento, nega la propria maternità per sfuggire a una realtà troppo difficile da accettare. Le matricide sono sempre più in aumento e in gran parte il motivo è lo stress sociale, l'isolamento e la vita frenetica.

Cosa fare
La cosa più importante che una donna deve fare durante la gravidanza e dopo la nascita del bimbo è parlare, esprimere i suoi disagi, le sue difficoltà, cercando degli interlocutori anche nell'ambiente medico. Evitare di fermarsi alla più superficiale delle risposte, ma trovare un orecchio attento. Liberare le parole significa aver vinto una battaglia e solitamente quando una donna chiede aiuto per salvare il suo bambino si può iniziare a sperare.

Donne mature: più attenzione
Talvolta si pensa che le donne che fanno figli in età più adulta siano meno soggette a depressione e episodi violenti; ma non è così, perché le madri quarantenni vanno incontro a esigenze contrarie a quelle del figlio. Loro si ritroveranno presto in menopausa, periodo che richiede una maggiore attenzione verso se stesse, ma avranno un bambino piccolo pieno di energie.

Di © Riproduzione Riservata
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1 COMMENTI   Vuoi lasciare un commento?

  1. Inviato da IlBianco
     

    La verità è che queste tragedie sono causate dagli psicofarmaci. le mamme che hanno commesso un infanticidio erano in "cura" con psicofarmaci. Solo comprendendo e diffondendo questo fatto si potrà evitare questa strage di innocenti....

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