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Mamme: conciliare la libera professione con la maternità

Avvocatesse, commercianti, consulenti o donne che hanno imprese medio-piccole; le lavoratrici autonome sono davvero tantissime! Ma cosa accade quando diventano mamme?

Mamme: conciliare la libera professione con la maternità

Secondo il rapporto sulle libere professioni in Italia del 2017, le donne che lavorano nel nostro paese in maniera autonoma sono più di mezzo milione. Non stiamo parlando di persone che hanno carriere da milionarie, ma semplici lavoratrici freelance, commercianti, architetti, psicologhe, avvocatesse e di tutte quelle che hanno una partita Iva.
Donne che talvolta scelgono questa posizione mentre in alcuni casi si trovano costrette se vogliono lavorare.
Donne che spesso si barcamenano per arrivare alla fine del mese, tirarsi fuori uno stipendio, pagare tasse e ordini professionali.
Cosa accade però quando decidono di avere un bambino? Come riescono a conciliare la libera professione con la maternità?


Iter burocratico ed emotivo
Quando una lavoratrice assunta aspetta un figlio è tutto abbastanza semplice; la legge italiana prevede un congedo di maternità, l'astensione anticipata dal lavoro e l'astensione obbligatoria flessibile.
Per quanto riguarda, invece, l'iter burocratico da affrontare se si ha la partita Iva è piuttosto complesso e spesso non ci sono tutele sufficienti.
Qualcosa è fortunatamente cambiato con il Jobs Act approvato dal Senato nel 2017: le lavoratrice autonome ora possono svolgere la professione e fatturare durante la gravidanza.
Inoltre è loro diritto percepire l'indennità di maternità con un congedo di 5 mesi e avere un congedo parentale di 6 mesi nei primi 3 anni del figlio.
Per quanto riguarda le libere professioniste iscritte ad una cassa professionale prendono un assegno pari al 80% di 5/12 del reddito dichiarato ai fini fiscali nel secondo anno precedente a quello della domanda.
Tuttavia questo calcolo è fittizio perché basato su un'attività ancora non dichiarata e pertanto si tratta di una stima.
Inoltre le tempistiche con cui viene versato l'assegno dipendono dalle sedi Inps o dai vari enti previdenziali.


Pro e contro
Sebbene l'iter sia complicato, conciliare la libera professione con la maternità è possibile.
Essere lavoratrici autonome ha qualche pro, primo fra tutti la flessibilità: si possono decidere orari, tempi e tipologia di rapporti professionali.
Non si hanno vincoli, e questo in realtà è un contro perché, mancando i legami contrattuali dei progetti, da un momento all'altro si può restare a piedi.
Inoltre se è vero che una mamma “partita iva” può decidere orari e appuntamenti è anche vero che spesso, fin dai primi giorni in cui il piccolo è a casa, deve imparare ad incastrare tutto.
Ci sono donne che per non perdere lavori iniziati prima della maternità fanno corse continue, allattano il piccolo, si preparano, lo lasciano ai nonni o alle baby- sitter ed escono di casa per seguire dei lavori; poi si ritagliano pause e momenti per rientrare a casa dal figlio e ridargli da mangiare.
Se tutte le donne sono multitasking le mamme libere professioniste lo sono ancora di più!
Il segreto per non impazzire però è darsi dei limiti, delle regole, degli orari da rispettare in modo che anche gli altri li rispettino!
Ci sarà comunque sempre chi, quando dovrete annullare un appuntamento a causa della febbre alta del vostro bambino, vi dirà che è un problema vostro e che il cliente ha sempre ragione!

Di , © Riproduzione Riservata
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