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Congelamento degli ovuli: un modo per rimandare la gravidanza

Multinazionali che propongono bonus alle dipendenti, party appositi che spiegano le diverse procedure, e donne che già da qualche anno hanno preso in considerazione questa opportunità. Stiamo parlando del social freezing che pare stia diventando per molte l'occasione di rimandare la gravidanza a momenti più adatti

Congelamento degli ovuli: un modo per rimandare la gravidanza

È di qualche settimana fa la notizia che alcune multinazionali, come Apple o Facebook, hanno proposto alle proprie dipendenti donne dei bonus del valore di migliaia di dollari, per il congelamento dei propri ovuli; in questo modo ci si può dedicare alla carriera e rimandare la maternità ad altri fasi della vita.
Inizialmente questa opportunità era rivolta soprattutto alle giovani ragazze che dovevano subire interventi delicati, mettendo a rischio la propria fertilità. Oggi però questa pratica viene preso in considerazione anche per altri motivi e che sia per scelta professionale, affettiva o per necessità medica, sono molte le donne che in Italia decidono di congelare i propri ovociti per usarli nel futuro. E tante altre ci stanno seriamente pensando!

Credits: Foto di @Claudio_Scott | Pixabay
Si partorisce sempre più tardi

Nel mondo occidentale l'età della prima maternità si è spostata in avanti di parecchi anni: in Italia il 60% dei parti avviene tra i 30 e i 39 anni e questa situazione è in molti casi la causa di malformazioni fetali e di complicanze del parto.
La fertilità della donna però ha un termine, i suoi gameti non hanno un numero infinito e già a partire dai 30 anni questi si impoveriscono e diminuiscono.
Tuttavia in questa fase della vita alcune persone sono concentrate più sulla carriera che sull'idea di diventare madri, e altre non hanno ancora trovato il partner “giusto”. Da qui perciò è nata l'esigenza di congelare gli ovociti.

Nuove tecniche di congelazione
Negli ultimi anni sono state affinate le tecniche per il congelamento degli ovuli e ad oggi pare che la percentuale di sopravvivenza degli ovociti sia pari all'80%. Il primo passo è quello di fare un colloquio con la donna che intende sottoporsi a questo intervento, analizzando la sua storia medica e lo stato delle sue ovaie attraverso un'ecografia e degli esami del sangue.
Dopodiché la paziente viene sottoposta ad un ciclo simile a quello usato per la fecondazione in vitro: stimolazione ovarica per produrre il maggior numero di ovociti e estrazione di questi in anestesia locale. Il tutto viene fatto attraverso un'ecografia vaginale che non comporta particolari fastidi. Una volta estratti, gli ovociti vengono analizzati e infine congelati per tutto il tempo che si desidera, ma non si potrà usufruirne dopo i 50 anni.
Quando vengono “scongelati” gli ovuli vanno usati come quelli non congelati, fecondati in provetta con gli spermatozoi e infine messi nell'utero.
Le probabilità di portare a termine una gravidanza con questi ovociti non è altissima però; secondo il Ministero della Salute su 100 ovuli scongelati solo il 19,5% hanno reso possibile una gravidanza.

Credits: Foto di @DarkoStojanovic | PixabayCosti e cliniche
In Italia è consentito il congelamento degli ovuli a tutte le donne che lo desiderano; alcuni ospedali e i centri per la fecondazione assistita si occupano anche di questo, e da qualche tempo, a San Marino, è sorta pure una clinica specializzata nella crioconservazione. I costi si aggirano intorno ai 3000 € a cui ne vanno aggiunti 1000 € per i farmaci necessari alla stimolazione ovarica e 300 € all'anno per la il deposito dei gameti in appositi contenitori con azoto liquido.

Di © Riproduzione Riservata
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