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Capezzoli introflessi in allattamento

Il problema dei capezzoli piatti o introflessi è un problema che interessa circa il 7-9% di tutte le donne e che può interferire con un normale inizio dell’allattamento al seno

Capezzoli introflessi in allattamento

Il capezzolo introflesso consiste in una caratteristica anatomica congenita che si manifesta con dotti galattofori (incaricati del trasporto del latte) troppo brevi e con la presenza di tessuto fibroso all’interno del capezzolo.

I capezzoli piatti o invertiti possono essere di diversi tipi, a seconda che il problema si presenti su entrambi i seni (bilaterale) o solo su uno (unilaterale) e secondo il grado dell’introflessione.
Per esempio nei casi di capezzolo solo leggermente introflesso un bimbo con normali capacità di suzione non avrà grossi problemi ad attaccarsi al seno, basterà aiutarlo a posizionarsi correttamente e ad afferrare una buona porzione dell’aureola.
Con introflessione da moderata a grave potrebbe invece essere seriamente compromesso l’instaurarsi dell’allattamento in quanto il capezzolo si ritrae proprio in seguito allo stimolo esercitato dalla suzione dell’aureola.

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Come puoi capire se hai i capezzoli piatti o introflessi?
Spesso la semplice osservazione non è sufficiente per individuare correttamente il problema. Per rispondere a questa domanda devi premere tra le dita l’areola mantenendo un paio di cm di distanza dal capezzolo. Si definisce piatto se con questa manovra non sporge, se invece si ritrae o appare concavo, è introflesso. Puoi anche fare una prova con un po’ di ghiaccio avvolto in un fazzoletto: se i capezzoli non fuoriescono esposti al freddo sono piatti o introflessi, se invece applicando il ghiaccio sporgono non richiedono nessun trattamento.

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Trattamenti e tecniche per favorire l’allattamento
Già durante la gravidanza è possibile cominciare ad affrontare il problema per poi non trovarsi in difficoltà al momento dell’allattamento.

  • Esercizi di Hoffman: una procedura per distendere il capezzolo e allentare la rigidità dei tessuti. Appoggia i pollici alla base del capezzolo e, premendo verso la gabbia toracica, allontana contemporaneamente i pollici. Questo esercizio va ripetuto da 2 a 5 volte al giorno già durante la gravidanza.
  • Stimolazione del capezzolo: questo metodo applicato prima della poppata dovrebbe aiutare i capezzoli a fuoriuscire. Stringi il capezzolo tra pollice e indice e muovi le dita per qualche minuto, sfioralo poi con del ghiaccio avvolto in un telo o con acqua fredda.
  • Tiralatte o siringa: da usare solo dopo il parto per far sporgere il capezzolo prima della poppata. Il dispositivo chiamato evert-it&trade è appunto una siringa con un’estremità in silicone che, aspirando, facilita la protusione del capezzolo.
  • Modellatori plastici: la cui efficacia si basa sulla delicata e costante pressione sui tessuti. S’indossano in gravidanza sotto al reggiseno e, grazie ad un foro in corrispondenza del capezzolo, lo spingono verso l’esterno. Dopo il parto possono essere indossati poco prima della poppata.
  • Posizione durante la poppata: il bimbo deve imparare il prima possibile ad aprire bene la bocca per afferrare l’areola. Prova diverse posizioni per trovare la più comoda per entrambi.
  • Comincia ad allattare il prima possibile dopo il parto per prevenire eventuali ingorghi e dare la possibilità al tuo bimbo di esercitarsi prima che il seno diventi troppo turgido.

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