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Leonor - pag. 2 -

Leonor - Di Diego Galdino



Finalmente, quella sera, l'avrebbe rivista. L'impazienza, ormai, era incontenibile. Era quasi un anno che mancava da casa e, anche se si sentivano al telefono tutti i giorni , non riusciva più ad accontentarsi dei suoi racconti sui viaggi fatti nelle più belle città d'Europa per presentare le sue 'personali'. Voleva rivedere i suoi sorrisi, il suo modo di fare sempre spontaneo, le sue movenze sbarazzine che rendevano la casa perennemente allegra.
Toccò istintivamente il pedale del freno, quasi a voler rallentare i suoi pensieri. Nella sua mente cominciò a materializzarsi la figura dell'uomo che avrebbe limitato non poco l'intimità tra lei e Meg. il suo fidanzato Giorgio. A sentire sua sorella, un uomo eccezionale, prima firma di una importante rivista d'arte italiana. Già, era un italiano, più precisamente di Roma. Meg le aveva raccontato talmente tante cose di Giorgio, che Leonor non lo poteva certo considerare un perfetto sconosciuto, ma le seccava non poco il fatto di doverla dividere con lui.
Decise che avrebbe fatto di necessità virtù, non voleva deludere sua sorella , anche perché aveva capito dalle sue parole che l'amore provato per Giorgio era per lei qualcosa di veramente importante.
Arrivata alla biblioteca, parcheggiò la macchina e si diresse velocemente verso l'entrata. Era terribilmente in ritardo. Entrando, di corsa, non si rese conto che July, la sua segretaria, l'aspettava in piedi davanti la porta del suo ufficio. Leonor si sedette alla sua scrivania e stava già sfogliando le prime pratiche da firmare. July dovette fare capolino dalla porta, emettendo un piccolo colpo di tosse, per attirare la sua attenzione.
"Cosa c'è July ? "
"Capo, scusi se la disturbo, ma poco fa ha chiamato sua sorella da Parigi. Aveva qualcosa di molto urgente da comunicarle, aspetterà che lei la richiami in albergo."
"Ti ringrazio, July. Alora mettimi subito in contatto con la reception e lasciami sola, per favore."
"Certo capo, farò in un attimo."
"July, sii gentile: non chiamarmi capo, non siamo al distretto di polizia. Ho un nome di battesimo, usalo.
"Va bene signorina Leonor, come preferisce, allora vado, quando il contatto sarà operativo le squillerà il telefono sulla linea tre."
July chiuse la porta, Leonor durante l'attesa cominciò a sperare che la telefonata di Meg non fosse foriera di brutte notizie; cercò di pensare positivo, ma il suo sesto senso le diceva che qualcosa stava per accadere.
In quel momento squillò il telefono e Leonor alzò la cornetta di scatto.
"Buonasera, sono Leonor Francis, Meg Francis sta aspettando una mia telefonata, mi potrebbe passare la sua stanza, per favore ?"
"Certo, signora Francis: la metto immediatamente in contatto."
"La ringrazio ."
Leonor era impaziente e con la mano iniziò a torturare il filo del telefono. Finalmente, dall'altro capo del telefono, sentì la voce gioiosa di Meg.
" Ciao sorellona, cominci a battere la fiacca eh! Come mai sei arrivata in ritardo al lavoro? Tutto a posto, spero."
"Sì, tutto a posto. Il fatto è che adesso la mattina mi vedo con un pescatore e allora, sai com'è, facciamo l'amore e perdiamo la cognizione del tempo."
"Sei sempre la solita Leonor, non ci crederei neanche se ti vedessi partire da casa con una canna da pesca ."
" Ti ringrazio, Meg, per la fiducia che hai nelle mie arti amatorie. Ma dimmi perché hai chiamato: ho un brutto presentimento."
Mentre pronunciava queste parole Leonor istintivamente strinse più forte la cornetta del telefono, tanto che le nocche della mano le diventarono bianche per lo sforzo .
" Dipende da come la vedi, sorellona. La mia personale, qui a Parigi, sta riscuotendo un successo clamoroso e siccome un magnate della finanza americano appassionato d'arte sta volando qui da New York apposta per vedere i miei quadri, il mio agente ha deciso di prorogare la chiusura della personale di quindici giorni. E allora sono costretta a rimanere qui."
Leonor ascoltò perplessa. Sapeva che Meg non le aveva ancora detto tutto.
Rimase in silenzio per qualche istante, poi prese fiato.
"Che altro c'è?"
"Giorgio ancora non lo sa: è convinto che domani mattina, quando arriverà a Penzance, mi troverà li ad aspettarlo."
"Ma Meg, sei impazzita? Perché non lo hai avvertito?"
Il tono di Leonor si era fatto brusco, si stava alterando.
"Stai calma, sorellona . Aesso ti spiego. Ho pensato che Giorgio potrebbe passare con te e papà i primi quindici giorni di questo mese, così potrebbe familiarizzare con il posto e soprattutto con voi ."
"Questa è l'idea più stupida che abbia mai sentito uscire dalla tua bocca. Ma ti rendi conto in che razza d'imbarazzo ci metteresti tutti e tre?"
Leonor era furiosa, non avrebbe mai accettato di essere trascinata in questa assurda situazione e stava per ribadirlo con durezza , quando senti la voce di Meg farsi debole per l'emozione.
"Vedi Leonor , non te lo avrei mai chiesto se non pensassi che fosse estremamente importante. Io non vorrei che voi imparaste ad apprezzare Giorgio solo perché è l'uomo di cui sono innamorata. Vorrei che gli voleste bene per la persona meravigliosa che è. Con me vicino tutto questo non sarebbe possibile. Perché tu , papà e Giorgio sareste condizionati dalla mia
presenza. E magari, per non dispiacermi, vi comportereste l'uno con l'altro in maniera affettata."
Leonor restò in silenzio. Sentire sua sorella parlare in quel modo le impediva addirittura di deglutire. Il suo tono era estremamente deciso, ma allo stesso tempo di una dolcezza infinita.
" Per me, continuò Meg , questo mese sarà molto importante per capire se Giorgio è veramente l'uomo con cui desidero passare ogni giorno della mia vita. Non voglio commettere uno sbaglio da rimpiangere per sempre. Il miliardario di New York di cui ti ho parlato un attimo fa, mi ha proposto un contratto economicamente vantaggiosissimo, clamoroso per una pittrice giovane come me. Lui vorrebbe che io mi trasferissi due anni in America tutto spesato, affinché possa presentare i miei quadri in tutte le gallerie più importanti delle grandi città americane. Sarebbe per me la definitiva consacrazione mondiale, eppure ti giuro Leonor che sarei disposta a rinunciare a tutto questo, se capissi in questo mese che Giorgio vale per me più di qualsiasi altra cosa. Ma senza il tuo aiuto, sorellona mia , so che non ce la potrei mai fare."
Leonor era commossa. Le parole di Meg erano una mazzata tremenda alle sue perplessità.
"Va bene, hai vinto. Ma Giorgio come reagirà? Non si sentirà
preso in giro? "
Meg tornò quella di sempre.
"Un po' sì, ma non ti preoccupare. Stasera, quando telefonerà, riuscirò a convincerlo. Gli dirò
che ci tengo parecchio a che lui passi i primi quindici giorni insieme a te e papà. Vedrai, è un uomo molto sensibile, capirà. Altrimenti lo minaccerò dicendogli che, se non accetta, per fare sesso dovrà trovarsi un'altra venticinquenne."


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