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L'Adottato - Introduzione-

Una piccola e buffa storia tra realtà e fantasia - Di José Monti



Ai miei genitori adottivi, la luce della mia vita.
Alla madre che mi ha dato la vita.
A Gianni, che sarebbe orgoglioso di me.

A tutti gli adulti che nel corso della mia buffa vita
insegnandomi a salire un gradino alla volta
mi hanno sempre detto:
“…te lo dico, come se fossi figlio mio”.

Tavola1


INTRODUZIONE
di
Silvano Bressanin
Giornalista

Questo è un testo quasi polifonico, perché intorno al protagonista ed alla sua storia si intrecciano altri personaggi, molti dei quali sono stati realmente presi dalla vita di strada e non solo di strada, ma anche dalla quotidiana normalità dal giovane autore Josè Monti e poi trasportati su carta sotto forma di personaggi da favola.
Nel testo, si mescolano svariate voci, diverse idee e ideologie e tutto questo è narrato con una molteplicità di linguaggi che si compongono in una storia che si fa unitaria.

In fondo è “una” storia, una favola e un “romanzo di formazione” fatto di frammenti in un’epoca in cui la vita appare frammentata. I disegni in stile UNDERGROUND, i testi poetici, i personaggi, fino alla scansione in scene ed atti più che in capitoli, tutto compone una visione onirica che è significante dell’esperienza reale.

La “cicogna vagabonda” che abbandona i neonati dove capita è una visione della vita in cui si suggerisce la temporaneità dei legami come forma di giustizia distributiva, “l’adozione” quasi rovesciata (l’ADOTTATO sceglie quando e da chi farsi adottare temporaneamente) come forma di riscatto individuale senza passare attraverso la ribellione o la svalutazione di ciò che di volta in volta viene lasciato.

La temporaneità “tema chiave del romanzo” è anche una scelta per sfuggire al dolore, al vuoto interiore, alla desolazione esteriore, alla ripetitività dell’esistenza, all’abbandono del destino.
La forma onirica del racconto toglie la possibilità di ancorarsi al reale, al descrittivo, per lasciarsi sfiorare dalla commozione e liquidare come “patetico” il testo e l’esperienza di vita che racconta. La descrizione qui è percezione, tutto è connotazione.

José Monti certamente racconta qualcosa di sé, della vita di strada che ha conosciuto e che i personaggi della sua favola gli hanno fatto conoscere… Ricordiamoci che lo spunto di varie realtà all’interno del testo, provengono dal mondo underground dei free party…

…L’autore è riuscito a trasgredire talmente tanto il testo da far si che esso stesso si trasgredisse automaticamente tanto da essere accettato anche sui banchi di scuola…

Di certo, Josè Monti o come lo chiamano un po’ tutti, Joz’, ci parla del rapporto “liberatorio” con la sua attuale famiglia adottiva, ma ci racconta anche di come percepiamo oggi la realtà che ci circonda e di come “educando” trasmettiamo questa percezione, o di come degeneri la nostra percezione quando diventa fissa e si sovrappone al mondo.

È un libro questo che parla di ciò che cerchiamo, di come gli incontri che facciamo modifichino la nostra ricerca, di come i sentimenti che vengono suscitati in noi possano risolversi in “legami deboli”, più efficaci e rispettosi dell’individuo che cresce dei cosiddetti “valori forti”.
Di forte c’è solo una cosa, la determinazione a vivere una vita propria attraverso tutte le appartenenze prima necessarie, poi volontarie, mai sostitutive.

Barra

di Joz’

Non bisogna giudicare gli uomini dalle loro amicizie:
Giuda frequentava persone irreprensibili!
(E. Hemingway)

Dal momento in cui sono un illustratore e “scrittore” sconosciuto, inoltre, oggi come oggi non sono nessuno, potete ben capire che neppure uno mi conosce; per questo motivo non ho trovato anima viva né di piccola, media e tanto meno grande importanza nel mondo dell’editoria o spettacolo che mi potesse scrivere una bell’introduzione che facesse colpo.
Il mio Editore ha già avuto il coraggio e fegato di credere in me, chiedergli un’introduzione sarebbe stato davvero troppo! Del resto quando si è all’inizio di questo percorso, nel mondo dell’editoria bisogna lavorare duro, correre e sputare sangue per ottenere qualcosa; detto questo, come dice mio padre e non solo lui: “Se vuoi una cosa fatta davvero bene fattela da solo”. Io lo faccio, ma solo a patto che mi diverto e mi si concede carta bianca perché al lavoro/hobby non ci ho mai creduto.
Un romanzo fittamente illustrato, una favola moderna e bizzarra dedicata ai bambini ma non solo, dato che tutte le favole non hanno tempo né spazio e tanto meno dimensione. Un viaggio che parte da una dimensione immersa nella natura, per poi stravolgersi passando attraverso la dura realtà metropolitana finendo là dove il lettore dovrà chiedersi fin dove il racconto sia reale e dove inizi la fantasia… Un racconto dove i piccoli lettori potranno impersonificarsi nei fantastici viaggi del protagonista e qualche lettore più grande invece… avrà la possibilità di rispecchiarsi nello specchio del ricordo.
Il primo romanzo di una trilogia in pectore, dedicato ai bambini; il secondo testo sarà invece adatto maggiormente ad un pubblico di ragazzi ed il terzo soltanto agli adulti.
Seppur mi voglia rivolgere ad un pubblico molto giovane in questo primo romanzo, pubblico che dubito capirà ogni mia parola e pensiero lungo il “viaggio” della storia che ho voluto raccontare e per questo mi auguro che siano i più grandi ad accompagnarli, come in precedenza più di un adulto ha accompagnato me in varie avventure.
Fin da piccolo, vuoi per situazioni della vita che vanno prese così come arrivano, vuoi per carattere, non mi è mai piaciuto troppo far parte di numerose compagnie, “combriccole”, gruppi, branchi ecc… non per questo però ho mai evitato di frequentarle, anzi tutt’altro, ho sempre trovato un grande piacere nel coltivare varie realtà, gruppi di persone di vario genere, semplicemente godendomi la realtà che potevano regalarmi in quel determinato istante, qualunque fosse, senza mai giudicare ma solo vivendo ciò che potevano offrirmi nel bene e nel male e cercando di contraccambiare lasciando un bel ricordo la dove ho potuto lasciarlo, è la gente l’ispirazione delle mie tavole, soprattutto la gente che non ha vita facile... la gente underground.
Ammetto che il non far parte di nessuno di questi gruppi di persone, mi ha fatto sempre sentire una bella sensazione di libertà totale che a volte mi dispiace dirlo, mi sembra mancare nei miei coetanei.
Una volta ad uno dei miei più cari amici dissi:

“Ricordati che se sei davvero mio amico, allora mi vedrai sempre poco.
Sarò per sempre di passaggio e ci racconteremo nuove storie e avventure passate ogni volta che ci vedremo...se ci rivedremo.
Se mi vedi troppo spesso vuol dire che forse ho bisogno che tu mi dia qualcosa o te la devo io… Forse la paura di star solo troppo a lungo e fare i conti con me stesso, di pensare.
Vediamoci anche se non abbiamo un nulla da dirci dai! “

Forse è per questo che spesso mi è capitato lungo il “viaggio” di incrociare un buon numero d’adulti, spesso bizzarri, alcuni buoni, altri meno buoni, ma comunque mi hanno sempre voluto bene, e senza troppo pensarci con piacere da alcuni di questi mi sono fatto “adottare” nel loro mondo rispettandone le regole qualsiasi esse fossero.
In fondo qualcuno affermava che “esser adulti vuol dire esser soli”.
Penso che è per questo che più a qualcuno di loro sono andato a genio, forse perché non ho mai capito cosa ci sia di così spaventoso nello stare solo qualche oretta a pensarci su… Mi porto sempre nel cuore ogni volta che un adulto mi ha detto:

Te lo dico come se fossi figlio mio.

Con questo primo volume quindi, spero di poter lasciare ai più piccoli quei semplici messaggi e lezioni che questi bizzarri adulti hanno lasciato a me lungo il percorso.
E per quanto riguarda il divario tra mondo degli adulti e mondo dei piccoli dei giovani, sia un po’ meno netto.
Mi farebbe davvero piacere se molti dei miei coetanei sfruttassero la risorsa più grande che possiamo avere: GLI ADULTI.
Penso io, che frequentare un adulto vuol dire sapere oggi, che tempo farà domani… E non è poco evitare di bagnarsi “come quando fuori piove”.
Magari mi sbaglio e dico solo un gran numero di stupidaggini, è probabile… in fondo, provare non costa nulla.

© Riproduzione Riservata
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