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Il Cardo di Yosemite - Capitolo 1 - p.2

Il signor Roger divenne il suo autista, il suo factotum, ma soprattutto il suo angelo custode.
L'unico periodo in cui Roger aveva avuto una vacanza era stato la prima volta che Charlotte ed Emily erano venute in Scozia a fare visita alla sorella.
Si risvegliò appena in tempo per vedere un cartello stradale che indicava quante miglia li separassero da Yosemite. William aveva insistito tanto affinché Roger la seguisse negli Stati Uniti anche stavolta. Sandra si era mostrata decisa, risoluta come non mai, e il padre aveva dovuto cedere. Per la prima volta, però, Sandra era stata costretta a mentire. Aveva detto che Charlotte ed Emily sarebbero venute a prenderla all'aeroporto e, invece, voleva fare una sorpresa alle ragazze. Per questo si era presentata con un giorno d'anticipo.
Il pullman superò la Big Oak Fiat Entrance ed entrò nel parco. Procedendo fra quell'infinita varietà di alberi, di vario colore, a Sandra sembrò di essere giunta a Yosemite per la prima volta. Due anni prima era arrivata con uno stato d'animo ben diverso, la tensione le aveva impedito di pensare ad altro che alla madre perduta.
Aveva paura di conoscere Charlotte ed Emily ed entrare nelle loro vite nel momento peggiore. Ora, invece, cercava di catturare ogni immagine, di assaporare ogni sensazione. Sorrise nel rendersi conto che, nonostante la grande emozione, non aveva sonno. Man mano che si avvicinava al Ahwahnee Hotel, dove Charlotte lavorava come vice direttrice, la sagoma dell'El Capitan, che insieme all'Half Dome erano i veri guardiani del parco, si faceva sempre più vicina. Una montagna di granito alta tremila piedi, dalle sfumature rossastre, dalla cui vetta la Horsetail Fall, una magnifica cascata, precipitava per trecento metri. Sandra aveva letto su una guida portatale da Emily, che una o due volte all'anno, specialmente in autunno, quando gli ultimi raggi del sole lambiscono El Capitan, l'acqua della cascata si accende di un bagliore infuocato, creando un effetto luminoso indescrivibile.
Scese dal pullman proprio davanti l'albergo e, prima di entrare, telefonò con il cellulare a suo padre. Gli disse che era arrivata e che stava bene. Questa volta non avrebbe pernottato all'Ahwahnee Hotel. Infatti, da quasi un anno Anthony era stato promosso capo dei ranger, al posto dello zio di Carol, ritiratosi in pensione. Così le ragazze si erano trasferite con il padre in una casa, all'interno del parco, affacciata sull'ampia e selvaggia prateria di Tuolume Meadows, da dove per Anthony sarebbe stato più comodo raggiungere la stazione dei ranger.
Sandra entrò nella hall dell'albergo e, come già le era successo due anni prima, rimase colpita dalla sua raffinatezza. Al suo interno le colonne ricavate da tronchi di pino davano l'impressione di tornare indietro nel tempo. Avanzò sul pavimento dell'ingresso, rivestito di uno splendido mosaico, guardò: graffiti raffiguranti simboli indiani e i grandi quadri a tempera dell'artista Gunnar Widforss, sulle pareti della hall. Le parvero bellissimi. Al banco della reception Charlotte era impegnata con una coppia francese arrivata con lo stesso autobus di Sandra.
Stava annotando sul registro dell'albergo e non si era accorta di lei.
«Trovo incredibile che in un albergo come questo un cliente sia costretto ad aspettare tanto tempo per prendere possesso della propria camera», la rimproverò Sandra, fingendo un tono spazientito e camuffando la voce.
Charlotte continuò a scrivere e, tenendo lo sguardo fisso sul registro, le rispose:
«I reclami devono essere presentati per iscritto al direttore dell'albergo».
Fece per progerle una penna e un foglio di carta.
«Sandra!».
Era un anno che non si vedevano. Protese sul banco, le due ragazze rimasero strette per alcuni secondi, con gli occhi inumiditi dalla commozione, sotto lo sguardo divertito dei clienti dell'albergo.
Dopo aver registrato i nuovi arrivi e aver messo al sicuro la valigia di Sandra, Charlotte si fece sostituire per un pò da un'altra ragazza. Poi, presa Sandra sottobraccio, la portò con sé nel patio, sul retro dell'albergo. Sedute sotto uno dei variopinti ombrelloni del giardino, si raccontarono le novità, sorseggiando un freddissimo tè al limone.
«Che sorpresa! Ti aspettavamo per domani. Ma dimmi, perché hai anticipato la partenza? E Roger dov'è? Tuo padre ti ha lasciato venire in America senza di lui? Non ci credo».
Charlotte si alzò in piedi e finse di guardarsi intorno.
«Dai, Roger, lo so che ci sei. Esci fuori!».
Sandra rise divertita e prese Charlotte per un braccio.
«Dai, stupida, siediti, ci guardano tutti. Ricordati che come vice direttrice dell'albergo hai un'etichetta da rispettare».
«Hai ragione. Ma allora sei venuta veramente da sola?».
«Già. Volevo farvi una sorpresa. E poi, a ventisette anni si ha diritto a un po' di libertà non credi?».
«A chi lo dici. Pensa che malgrado abbia ventidue anni, mio padre pretende ancora di gestirmi la vita».
Charlotte fece un cenno di assenso e bevve un sorso di tè.
«Quindi devo dedurre che la tua malattia va meglio».
Sandra, prima di risponderle, prese il bicchiere e bevve un sorso; poi, continuando a tenerlo in mano, fece un profondo respiro.
«Diciamo che ora riesco a controllarla un po' di più. Soprattutto per merito tuo e di Emily. Con le vostre telefonate e le vostre lettere siete riuscite a farmi sentire meno sola».
Sandra strinse la mano alla sorella.
«Mi siete mancate tanto. Sono felice di essere qui».
Charlotte ricambò la carezza.
«Anch'io sono felice di vederti. E immagino che a Emily prenderà un colpo non appena ti vedrà». Charlotte sorrise. «Pensa che per tutta la settimana ha insistito perché venisse lei a prenderti all'aeroporto. Non sta più nella pelle al pensiero di riabbracciarti».
Sandra cercò di immaginare la faccia di Emily e anche a lei venne da sorridere. Le era molto affezionata. Durante l'anno le aveva spedito un'infinità di lettere, dove raccontava tutto quello che le succedeva: i problemi a scuola, le pene d'amore, il ballo di fine anno, il giorno del diploma e anche la sua decisione di rinunciare al college per diventare un ranger, seguendo le orme della loro madre. Ripensò a quando aveva chiesto a Charlotte di parlarle di Carol: «Per sapere come fosse nostra madre non devi far altro che guardare Emily» le aveva risposto la ragazza «È la sua copia perfetta: nell'aspetto e nel carattere». Fu anche per questo che non si stupì della decisione di Emily di diventare un ranger. Fin dall'inizio era stata questa sua somiglianza con Carol a far nascere dentro di lei la voglia di conoscerla meglio. Per questo, forse, era nato quel rapporto così speciale tra loro, anche se a distanza.
Grazie a Emily, Sandra era riuscita a scoprire che sua madre era una donna meravigliosa. A Carol Emily doveva il suo carattere allegro, risoluto, forte. E poi una testardaggine senza limiti e la voglia di mettersi sempre in discussione che a volte la faceva essere eccessivamente dura con gli altri, così com'era con se stessa. Ma di Carol Emily possedeva anche la dolcezza e il desiderio di dedicare la sua vita al bene degli altri, inondando d'amore sincero le persone a cui teneva di più. Sandra era tra queste. Charlotte, invece, era tutta suo padre, si fingeva estroversa, pronta alla battuta, ma in realtà dentro di sé celava una profonda timidezza che tentava inutilmente di nascondere agli altri. Quando Sandra l'aveva incontrata per la prima volta era rimasta stupita dai suoi modi. Benché fosse cresciuta in un ambiente rustico, la sua classe e il suo charme la rendevano una ragazza sofisticata. Aveva vinto una borsa di studio in un prestigioso college, ma vi aveva rinunciato per rimanere a Yosemite, vicino alla sua famiglia. Si era iscritta alla facoltà di lingue dell'università di San Francisco ed era stata assunta nell'albergo più esclusivo del parco, dove, dopo pochi mesi, grazie alle sue capacità, era stata nominata vice direttrice.
«A proposito, dov'è quella rompiscatole di tua sorella?».
«È in chiesa a cantare».
«Dove?».
Sandra parve stupita.
«In chiesa. Perché, non ti ha parlato della sua nuova passione per il canto?».
Charlotte la prese sottobraccio e si in camminarono verso la piccola cappella del parco.
«Purtroppo è stata colpa mia. Ti ricordi? Ti avevo raccontato che per il mio compleanno Emily aveva organizzato una festa a sorpresa? Bene, ha avuto la malaugurata idea di far venire il coro parrocchiale a cantarmi la canzone di buon compleanno».
Sandra faticava a capire ed era curiosa di saperne di più.
«Approfittando della presenza del coro, durante la festa iniziammo a cantare tutti insieme e, indovina un po'?, a un tratto il direttore del coro fece i complimenti a Emily per la sua voce. Alla fine della festa, le chiese se aveva voglia di unirsi a loro per cantare la domenica in chiesa».
Sandra diede un colpetto a Charlotte, con la spalla. «Ho capito» disse «posso immaginare com'è andata a finire: Emily ha accettato immediatamente, perché a lei essere lusingata piace da morire».
Charlotte si mise una mano sulla fronte, scuotendo la testa.
«Infatti. E sai anche che, quando prende a cuore una cosa, va fino in fondo».


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