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Matrimoni a scadenza

E' di qualche giorno fa la notizia della proposta in Messico di stabilire una scadenza al matrimonio per evitare troppe pratiche di divorzio. Corsi e ricorsi?

Non è proprio una novità, già nel 1997 ne parlava Enzo Biagi in un articolo sul Corriere della Sera partendo dalla proposta di alcuni intellettuali inglesi, visto il crescente numero di divorzi, poi quattro anni fa c'era stata una proposta in Germania da una esponente del partito cattolico Bavarese di fissare una scadenza per i matrimoni rifacendosi alla crisi del settimo anno.
Proposta presa anche poco sul serio perché arrivata da una donna che amava far parlare di sé e con una immagine un po' in controtendenza con il suo schieramento politico: due divorzi, immagine sexy e provocante.

Poi, forse per l'accelerata di separazioni e divorzi, l'argomento è ritornato l'anno scorso valutando però i dati medi europei che fissano in 15 anni la durata dei matrimoni. Adesso se ne ritorna a parlare sui giornali perché in Messico è stata fatta un proposta di legge a Città del Messico, dove il 50% dei matrimoni finisce entro i primi due anni, di dare modo a chi contrae matrimonio, di fare un rinnovo biennale dello stesso, questo serve per evitare il sovraccarico nei tribunali di richieste di divorzio. Verrà regolamentato tutto, in caso di figli a chi e come verranno gestiti, il patrimonio, il mantenimento, praticamente un pre-contratto già depositato che in caso di matrimonio non felice, viene mandato in esecuzione.
Ovviamente la Chiesa si è dichiarata scandalizzata da questa proposta, già in Messico è stato reso legale il matrimonio tra omosessuali, ma questa cosa, come è normale che sia, proprio non può essere tollerata, certamente non dal mondo cristiano. Non che questi matrimoni temporanei non esistono, per rendere legali i rapporti sessuali dei 'ricchi' egiziani musulmani, che non amette legalmente rapporti al di fuori del matrimonio, è stato creato, grazie all'interpretazione del Corano, la possibilità di contrarre un matrimonio temporaneo in modo da non essere punibili legalmente. Ma tralasciamo questa situazione molto ristretta per il mondo Europeo. Facciamo solo qualche considerazione cercando di essere al di sopra delle parti. Certamente se si vuole contrarre matrimonio religioso, si deve seguire quanto viene stabilito dalle regole religiose, non è eticamente corretto pretendere che le regole si adattino alle proprie esigenze. Dal punto di vista legale i pensieri sono contrastanti, mi chiedo allora perché non regolamentare meglio le leggi sul divorzio? Oppure allora perché volersi sposare se si pensa poi ad un discorso temporaneo, non sarebbe meglio convivere?

Forse non si vuole 'la botte piena e la moglie ubriaca'? La convivenza rimane una cosa seria e non si è costretti a sposarsi, ma è una volontà personale, rimane anch'essa una cosa seria. Rimango anche dell'idea che le leggi sul divorzio (ma tutte le leggi) vanno fatte 'seriamente', regolando tutti i diversi aspetti e valutando le varie casistiche. Rimane sempre la libertà di scelta, se ci si sposa ci si assumono un certo tipo di responsabilità, come anche la convivenza e rima quindi una libera scelta. Certamente rimane la notizia che ogni tanto qualcuno ritorni su questo tema e riproponendo un nuovo modo di 'contrattualizzarè il matrimonio, ma non è solo un modo per fare notizia o semplicemente per darsi un alibi?

Di © Riproduzione Riservata
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