Grande spettacolo al concerto del Liga allo stadio Meazza di Milano. Tanta musica, tanta gente nonostante il grande caldo.

A cinquant’anni da poco compiuti (Ligabue compie 50 anni), Luciano Ligabue è in giro questa estate per l’Italia con il suo tour negli stadi come ormai ha abituato i suoi fan. A vent’anni dal primo tour sembra che non ci sia stanchezza nei suoi spettacoli che ormai sono una garanzia di tutto esaurito per gli organizzatori, anche se per scaramanzia fissa sempre e solo una data per ogni stadio per poi aggiungere giorni successivamente, come è accaduto anche quest’anno quando in un giorno vanno ‘bruciati’ 60.000 biglietti per San Siro.
Partito da Roma il 9 Luglio, concluderà a Torino il 17 Settembre toccando tutta Italia: Milano, Messina, Salerno, Pescara, Firenze, Oristano, Bologna, Palermo e Bari. E già si parla di successo perché sono già stati venduti in totale 500.000 biglietti, da far invidia ai grandi cantanti o gruppi internazionali.
Viene presentato e suonato per la prima volta ‘Arrivederci Mostro!’, uscito a venti anni dal suo primo disco d’esordio ‘Ligabue’, ma ci sono sempre i suoi pezzi storici, quelli che fanno cantare tutti, anche diverse generazioni: Bambolina Barracuda, Piccola stella senza cielo, Urlando contro il cielo, Le donne lo sanno, sono solo alcuni dei titoli da ricordare. 
La scenografia e tutto l’insieme è sempre imponente ma molto semplice: altoparlanti, giochi di luce, un palco su cui poter correre e saltare, una pedana per arrivare al centro del prato, tre megaschermi per proiettare, ma anche per poter farsi vedere meglio, sicuramente niente spettacolarità o cambi d’abito, non è da lui. Eccolo sul palco, puntualissimo, con la sua divisa jeans, t-shirt e gilet e iniziare con ‘Quando canterai la tua canzone’, San Siro in piedi, mani tese, c’è ancora poca luce, ma l’insieme colorato, dove il rosso sangue della scritta ‘Arrivederci Mostro!’ sui mega schermi risalta e riflette tutto attorno.
Ma dopo un paio di canzoni recenti (La linea sottile, Nel tempo), un salto di vent’anni con ‘Bambolina barracuda’ e ‘Balliamo sul mondo’ e a pensarci bene non sembra essere passato così tanto tempo. 
La parte melanconica, ma di ricordo di chi non c’è più dando però sempre una speranza è ‘Ho messo via’, suonata solo con la chitarra e ‘Il giorno di dolore che uno ha’ per ritornare ancora nel rock con ‘Libera nos a malo’. Dopo ‘Atto di fede’ e ‘Ci sei sempre stata’ si è tornati al passato riempiendo tutto di piccole luci sui tre megaschermi con ‘Piccola stella senza cielo’, una vera emozione e poi, come è nel suo stile, si ritorna a ‘Marlon Brando è sempre lui’, per dare tanta carica. Dopo aver parlato della vita con ‘Il peso della valigia’ e ‘Questa è la mia vita’, si avvicina la fine con ‘A che ora è la fine del mondo’ e ‘Un colpo all’anima’, ma l’emozione più grande è ‘Buonanotte all’Italia’ con lo scorrere di volti notissimi che sono stati dei grandi personaggi, dei grandi italiani, hanno meritato applausi continui e scroscianti. 
Come sempre sembra finita ma ecco ancora tre pezzi, stadio illuminato a giorno e alcune parole (quest’anno il Liga ha parlato poco) di commento all’ultimissima canzone ‘Il meglio deve ancora venire’, parole di speranza, che le cose possono andare meglio, nonostante tutto quello che sta succedendo oggi. Certo, la cornice dell’Arena di Verona ha tutt’altro fascino, ma le 70.000 persone tutte insieme di San Siro che hanno sopportato il caldo torrido di una temperatura che è rimasta attestata sui 30 gradi sono sicuramente la dimostrazione che la musica è energia, elettricità, aggregazione, che serve a far divertire, cantare e ballare, ma anche pensare a cosa può trasmettere una canzone, a quali piccoli e grandi messaggi che si esprimono anche con un semplice ritornello. Il Liga, come Marlon Brando, è sempre lui.
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