Piccolo manuale per orientarsi nelle terminologie del mondo dell’auto (adatto anche ai maschietti).
Ultimamente ci si trova, spesso per l’uso di termini inglesi, a utilizzare vocaboli di cui forse non si conosce esattamente il significato. A volte si fa quasi un abuso degli inglesismi, ma se siamo nell’epoca della globalizzazione e ci dobbiamo convivere, almeno impariamo per bene cosa vogliono dire.
Guardiamo al mondo automobilistico, pieno zeppo di parole straniere, comunemente usate anche da noi in Italia.

Sicuramente avete sentito usare la definizione city car, la traduzione brutale è “auto da città” che identifica però non solo un’auto di dimensioni ridotte, ma anche di bassa potenza, per questo utile nel traffico cittadino giornaliero, come per esempio l’Opel Agila, la Ford Ka, la Fiat 600 e la Renault Twingo. Per dimensioni anche la Mini è d’ingombro contenuto, ma ha una potenza in motore nettamente superiore come l’ultima serie della nuova Fiat 500.

E andiamo a un termine che per dimensione ci ricorda l’opposto: il SUV. E’ l’acronimo di Sport Utility Vehicle, cioè letteralmente un Veicolo Utilitario Sportivo ed è associato a un veicolo con assetto rialzato e tendenzialmente con una trazione integrale (quattro ruote motrici), da non confondere però con un fuoristrada che si distingue dal precedente per una costituzione molto più solida nella struttura (si parla di longheroni e non di scocca) e per avere anche marce definite ridotte per affrontare le pendenze del fuori strada, appunto. Il SUV è quindi un insieme di un fuoristrada e un monovolume.

La monovolume è invece un’auto a un unico volume cioè non esiste differenza tra il vano anteriore e quello posteriore, ha quindi un ampio spazio sia in altezza sia in lunghezza, la prima fu l’Espace della Renault, sino al Chrysler Voyager di oggi.

Sempre rimanendo nelle grandi dimensioni, ultimamente si parla di crossover o anche crossover SUV o CUV, che è un SUV basato sulla struttura di un’auto normale, come l’Honda CR-V o la Volkswagen Tiguan. Oppure il crossover è anche associato all’MPV acronimo di Multi-Purpose Vehicle, ovvero un veicolo atto a diversi utilizzi: la struttura di queste auto è paragonabile ad una monovolume o a una station wagon, come la Mercedes Benz Classe R, che abbattendo i sedili ha una volumetria considerevole.

Sicuramente il termine station wagon è quello più storico ed è la definizione dell’auto familiare, cioè un’auto simile a un modello berlina per la parte anteriore, ma allungato nella parte posteriore, magari unendo il baule alla struttura.
E ora cambiamo stile con un cabrio o meglio cabriolet. Con questo termine, che in italiano è tradotto con decapottabile, s’intende un’auto con il tetto pieghevole in tela o plastica o metallo che viene rimosso. Sono auto basate su un modello normale, con tetto fisso, e vengono anche dette convertibili perché possono ritornare a essere chiuse. Sono spesso vetture sportive, ma non solo come il famoso Maggiolino Volkswagen che esiste anche in versione cabrio.
Rimanendo nello sportivo, se vogliamo un coupé, stiamo cercando un’auto a due porte, non cabrio e con il volume posteriore (quello dei sedili posteriori) inferiore a 935 litri. Sono auto con solo 2 posti anteriori o con 2 sedili posteriori di dimensioni ridotte (diciamo quasi scomodi). Di questa tipologia fanno parte le famose supercar come Ferrari, Porsche e Jaguar. Se pensate a una coupé, ma cabrio, allora parliamo di spyder o meglio spider, come ad esempio l’Alfa Romeo Spider.

Se sentite parlare di concept car ci si riferisce ad un’auto di prova, un prototipo che viene costruito come esperimento, per verificare applicazione di tecnologie particolari come ad esempio la Peugeot 609, vista al Salone di Francoforte.
Ora dovremmo avere le idee un poco più chiare, anche se a volte certi termini sono usati dalle case automobilistiche come marketing, unicamente per attrarre il cliente e talvolta non con un uso appropriato.
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