Ampiamente criticata, ma anche amata da tanti: la vuvuzela, simbolo del Mondiale di Calcio 2010.
La vuvuzela, o anche lepatata, è una trombetta lunga un metro. Soffiandoci dentro produce un suono mononota (Si bemolle), simile al barrito degli elefanti. E' uno strumento tipico sudafricano, comunemente usato negli stadi dai tifosi di calcio, diventatao improvvisamente molto famoso e anche molto contestato in occasione di questi attuali Mondiali 2010.
Originariamente era fatta di latta, oggi è largamente diffusa la versione di plastica. Sembra che il nome sia onomatopeico, ovvero che richiami il suono che produce, una sorta di "vuvu". Oppure un'altra versione è che derivi dal termine popolare zulu con cui si chiama la doccia, quindi in relazione alla sua forma.
Perché questo strumento ludico e apparentemente innocuo è salito alla ribalta della cronaca? Proprio perché in tanti condannano il suo suono e il suo utilizzo durante le
partite di calcio. In effetti può essere fastidioso, sia per i tifosi sugli spalti, che per i telespettatori, che addirittura per i giocatori in campo. La FIFA aveva preso in considerazione di non permetterne l'uso negli stadi durante questi Mondiali in Sudafrica, salvo poi concederlo. Questo perché precedentemente la vuvuzela produceva un suono di 127 decibel, mentre il nuovo attuale modello sembra ne produca soltanto intorno ai 100.
Se suonata ininterrottamente per l'intera durata della partita e da tanti spettatori contemporaneamente, in effetti il risultato è un rumore di fondo decisamente fastidioso, paragonato di volta in volta a "una carica di elefanti rumorosi", "un'invasione di locuste", "una motosega" o "uno sciame di api arrabbiate". Di certo paragoni poco simpatici, anzi quasi inquietanti.
La particolarità è che quando vengono inquadrati gli spettatori sugli spalti viene da chiedersi da dove arrivi questo stressante ronzio, perché nessuno sembra avere in mano lo strumento, ma soltanto bandiere, cappelli colorati e altri ovvi accessori da tifosi standard. Si vedono però diversi bambini o ragazzini con cuffie radio alle orecchie, probabilmente messe dai genitori per difenderli dal frastuono assordante, eccessivamente elevato per i più piccoli. E sembra che i più adulti corrano al riparo con i classici tappi alle orecchie. Qualcuno suppone addirittura che il fastidioso e continuo ronzio sia propagato tramite altoparlanti. Sarà poi vero?
C'è però anche una parte di pubblico e di giornalisti che difende le vuvuzelas, poiché le considera un tratto caratteristico del Paese che ospita i Campionati Mondiali, una peculiarità strettamente legata al calcio sudafricano che non deve essere eliminata poiché dà una particolare atmosfera alle partite. Di sicuro il folklore locale non è giusto che sia eliminato e che sia soppresso il modo di tifare dei supporters sudafricani, va rispettata la loro abitudine e la loro tradizione.

Indubbiamente le vuvuzelas, amate o odiate, sono di gran moda. Sembra sia diventato un gadget criticato, ma irrinunciabile. Difficilmente chi andrà in Sudafrica per i Mondiali non tornerà con questo "musicale" souvenir nella valigia. E anche chi
rimane a casa può trovare comunemente nei supermercati di tutto il mondo copie più o meno simili all'originale.
Venditori di strada aggiungono questo oggetto alle varie magliette, cappellini, fasce e bandiere. E c'è chi ha pensato a incrementare gli incassi vendendo il rumoroso strumento e in più i già citati tappi per le orecchie: il guaio e il rimedio insieme. Su internet sono sbocciati siti ovunque che vendono vuvuzelas colorate in mille modi e anche personalizzate. E c'è anche chi ha studiato un software che permette una gara al soffio virtuale più lungo, per gli amanti di questo strumento.
Così come c'è chi ha pensato anche a chi non lo sopporta e ha prodotto un Anti Vuvuzela Filter, ovvero un file MP3, acquistabile online, che va riprodotto con un normale stereo o lettore musicale, messo accanto alla tv durante la partita. Sembra che il suono generato, essendo in fase invertita rispetto al ronzio della vuvuzela, permetta di cancellarne il rumore.
Probabilmente sarà difficile eliminare questa croce e delizia perché, nel bene e nel male, sono davvero una particolarità unica dei Mondiali di Calcio sudafricani 2010.
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