In Italia l'80% dei giovani di età compresa tra 18 e 30 anni vivono in casa con la loro famiglia: sono davvero bamboccioni o alla base ci sono problemi culturali e strutturali?
I trentenni che vivono ancora dai genitori sarebbero dei “bamboccioni”? Così affermò poco tempo fa Tommaso Padoa Schioppa scatenando un polverone di polemiche. “Mandiamo i bamboccioni fuori casa” fu la sua infelice battuta.
In realtà questo è un tasto dolente della società italiana. In tutta Europa l’età media in cui un giovane va a vivere da solo è aumentata. La causa principale è la scolarizzazione sempre più lunga che di consequenza porta i giovani ad entrare sempre più tardi nel mondo del lavoro.
Il percorso che porta i figli fuori casa è diventato problematico soprattutto in Italia: il nostro paese si è aggiudicato il primo posto per la permanenza dei figli all’interno della famiglia di origine. L’80 per cento dei giovani italiani tra i 18 e i 30 anni vive in casa dei genitori, in Inghilterra il 50% e negli USA il 40%. Due sono le possibili spiegazioni: culturale e strutturale.
Non ci si può accontentare della prima spiegazione. Sicuramente qualche mammone ci sarà pure in Italia ma non è il caso di generalizzare. Il problema è più che altro strutturale. I giovani devono far fronte a grandi ostacoli e a una assoluta mancanza di opportunità. Si tratta di una generazione che sta vivendo in un periodo in cui il mercato immobiliare è fuori controllo. La liberalizzazione degli affitti non ha fatto altro che aumentarli. A questo problema si aggiunge quello del precariato: incertezza del posto di lavoro e abbassamento dei redditi. L’aumentato costo generale della vita infine radica ancora di più nelle menti dei giovani italiani la convinzione che è meglio starsene da mamma e papà.
E le comodità nella famiglia di origine non sono poche! Pensare a lavarsi i panni, farsi la cena, pagare le bollette, pulire casa e in mezzo a tutto questo andare a lavorare: un single ci pensa due volte prima di decidersi ad affrontare questi mille impegni!
In realtà forse non sono i giovani italiani i mammoni ma sono i genitori troppo … possessivi! Ai genitori piace avere i figli in casa perché traggono beneficio dalla loro compagnia. Il comportamento dei genitori influisce sulle nuove generazioni in quanto continua a deresponsabilizzarli. Fabrizio Blini, nel suo libro “Mamma mia! La figura della mamma nello sviluppo culturale, sociale ed economico dell’Italia moderna”, scrive: “In Italia, il mammismo è una malattia che si avvia alla pandemia”.
Il mammismo: “Atteggiamento di eccessiva protezione e morboso attaccamento della madre nei confronti del proprio figlio anche quando è adulto” (dal Sabatini Coletti). D’altronde si dice che l’obiettivo esistenziale della mamma è quello di impedire che il figlio diventi adulto e voli con le proprie ali. È uno degli stereotipi attraverso i quali gli stranieri giudicano e guardano l’Italia. Il mammismo si istaurerebbe soprattutto tra madre e figli maschi. Madri apprensive che tendono ad essere invasive: questo è il prezzo che un figlio paga alla disponibiltà della madre e che, come in un circolo vizioso, gli impedisce di trovare una compagna per la vita e di prendere il volo.
Fra precarietà e eccessiva protezione materna, il trentenne italiano fa una scelta forzata, sempre che non voglia andare a vivere sotto i ponti.
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