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Blue Whale: il gioco del suicidio

Un fenomeno partito dalla Russia ma che si sta diffondendo un po' ovunque nel mondo il cui scopo è spingere i giovani a suicidarsi

Blue Whale: il gioco del suicidio

Da qualche settimana, giornali e tv stanno raccontando del “gioco” che nell'ultimo anno, solo in Russia, ha istigato al suicidio 157 ragazzini ma che si è diffuso anche in Francia, Inghilterra, Brasile e solo poco giorni fa ha visto un giovane di Livorno lanciarsi dal 26° piano di un grattacielo.
Questo fenomeno è stato denominato “Blue whale” in quanto, così come le balene azzurre quando vogliono morire si arenano sulla spiaggia, nello stesso modo adolescenti svogliati e depressi diventano succubi di alcuni “pilotatori” che li spingono ad uccidersi, ovviamente facendosi riprendere da telefonini e videocamere.
Ma come funziona questo macabro gioco e soprattutto chi sono state fino ad oggi le vittime?

Tutto parte dai social
Purtroppo, come molte mode moderne così anche il Blue Whale si è diffuso sul web tramite i social e dopo i siti che davano istruzioni per uccidersi nei modi più diversi, da qualche tempo ha preso piede la tendenza a partecipare a gruppi che hanno come missione quella di purificare la società e conducendo al suicidio quegli elementi che non sono degni di farne parte.
Spesso i ragazzini si avvicinano al fenomeno per pura curiosità, postano un contenuto con l'hastag #f57 in alcuni forum e su alcuni social, dopodiché in breve tempo vengono contattati da “master” o “tutor” che entrano in possesso di informazioni personali che poi vengono usate per minacciare il ragazzo; a quel punto iniziano a dare una serie di prove (in tutto 50) che però non devono essere rivelate a nessuno.
Questi “compiti”prevedono quasi sempre forme di automutilazione (tagliarsi, tatuarsi con il temperino) o di coraggio “stupido” (sostare per un po' di tempo sui bordi di un grattacielo o sui binari della ferrovia), ma consistono anche nel vedere film e video inquietanti ed horror, ascoltare suoni sgradevoli, alzarsi alle 4.20 del mattino e salire su un palazzo fino ad arrivare alla prova finale che consiste nel gettarsi da un grattacielo mentre qualcuno filma l'impresa.


Chi sono le vittime
Fino ad oggi i ragazzini caduti nella trappola del blue whale avevano un'età compresa tra i 10 e i 19 anni, fase in cui si è maggiormente vulnerabili e mentre secondo alcune fonti erano giovani con profondi disagi secondo altri erano adolescenti assolutamente sereni, che conducevano vite felici ma che sono stati soggiogati e portati ad essere vulnerabili da quelle 50 prove. Inoltre i “tutor” hanno l'intento di portare questi giovani alla convinzione che chi si toglie la vita è più coraggioso e forte di chi non lo fa.
Attualmente, in Italia, la Polizia sta indagando per capire se anche nel nostro Paese si può parlare della presenza di vere e proprie “associazioni” che istigano al suicidio o se le denunce fino ad ora ricevute e le conversazioni rintracciate tra alcune giovani di Pescara riguardano solo situazioni di emulazione.
Comunque sia è importante non allarmarsi troppo, ma nemmeno fingere che questo fenomeno del blue whale non esista; soprattutto genitori e adulti devono ricordarsi che il disagio giovanile si salda spesso sull'emulazione di cattivi modelli pertanto bisogna porre attenzione a episodi di autolesionismo che potrebbero essere il campanello che qualcosa non va.

Di , © Riproduzione Riservata
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