Negli ultimi tempi si sente parlare meno di Aids, ma non per questo il pericolo è diminuito; oggi il virus Hiv, responsabile dell’infezione, può essere ancora più pericoloso proprio perché gli si dedica meno attenzione. Parlarne di meno spinge spesso le persone a credere, in maniera errata, che il rischio sia minore o che la malattia sia curabile.

I dati
I casi di contagio negli ultimi tempi sono tornati a salire per il diffondersi di comportamenti a rischio. Oggi il problema riguarda soprattutto gli eterosessuali che contraggono l’infezione attraverso rapporti promiscui non protetti. Se negli anni ’80 e ’90, il virus si diffondeva soprattutto tra i tossicodipendenti che si scambiavano le siringhe infette, o tra chi andava con le prostitute, oggi l’Hiv si è diffuso tra persone apparentemente normali. In Italia si stima che ad oggi, le persone che convivono con il virus, siano 120.130.000. se tra il 1995 e il 2005 la crescita era rallentata, oggi l’infezione si sta nuovamente propagando.
Il virus e la malattia
La sigla Aids sta ad indicare la sindrome da immunodeficienza acquisita, una condizione in cui il sistema immunitario diventa incapace di combattere virus, batteri, parassiti e di impedire lo sviluppo di alcuni tipi di tumore. Viene provocata da un virus, l’Hiv, che una volta entrato nell’organismo, attacca e distrugge le cellule del sistema immunitario. L’infezione si trasmette attraverso il sangue e i liquidi corporali come sperma, secrezioni vaginali e latte materno. Il contatto può avvenire durante i rapporti sessuali non protetti, attraverso trasfusioni di sangue infetto, ferite causate da aghi infetti o dalla mamma al bambino durante l’allattamento o il parto. Quando il virus entra nell’organismo e il sistema di difesa produce specifici anticorpi anti-hiv, la persona viene definita sieropositiva. Non è ancora malata di aids, perché la malattia si manifesta mediamente 10-12 anni dopo. Tuttavia anche essere sieropositivi è una condizione grave, quindi andrebbe affrontata con cure tempestive.
Il test precoce
Quando si ha un comportamento a rischio o si sospetta di aver contratto il virus, è importante sottoporsi al test.
Può essere effettuato con costi contenuti e in forma anonima nei principali ospedali, cliniche e laboratori. È sufficiente un semplice prelievo di sangue che viene poi analizzato, fatto a distanza di due/quattro settimane dopo il comportamento a rischio. Se il risultato è negativo si può stare tranquilli, ed eventualmente rifare il test a distanza di mesi, mantenendo comportamenti corretti. Chi invece, dovesse risultare positivo, deve iniziare subito il trattamento. I farmaci oggi disponibili garantiscono il rallentamento della malattia e garantiscono una buona qualità di vita. Tuttavia sono ancora molte le persone che pur avendo comportamenti a rischio, non fanno i giusti controlli, diffondendo la malattia al partner.
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Perché non mi stringi di più a te cosi saremo legati per sempre mio piccolo grande amore.....