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E' giusto lasciar piangere il neonato?

Chi dice che è meglio lasciar piangere il neonato, per permettergli di esprimersi. Chi accorre in suo aiuto per calmarlo. Quale sarà la tecnica migliore?

E' giusto lasciar piangere il neonato?

Secondo un vecchio studio condotto in Australia, è meglio sopportare le lacrime del piccolo anche 20 minuti, anziché correre subito a coccolarlo.
Per alcuni esperti questa teoria è giusta, ma altri sono in totale disaccordo.

Vediamo quali possono essere i significati che ha il pianto del neonato e quando ascoltarlo o no.

Perchè un bambino piange
Il piccolo, non avendo ancora imparato a parlare, quando piange si esprime. Prestando attenzione si capirà che ogni pianto ha un significato ed un suono diverso: se lo fa perché ha fame il pianto è irritato, come se fosse arrabbiato, se ha mal di pancia sembra un lamento, oppure è nervoso se strilla agitando anche gli arti.
Il pianto serale è quasi sempre collegato ad un problema di coliche gassose che creano spasmi dolorosi e il bambino esprime il disagio e il malessere piangendo.
Il pianto del mattino, invece, è più legato ad un vero e proprio disturbo: la presenza di uno stato febbrile oppure di una forma di male alle orecchie, per esempio.
Di solito è sufficiente prenderlo in braccio perché si calmi, ma in questo modo non gli si dà la possibilità di far capire il suo problema.

È giusto lasciar piangere i bambini
La teoria americana
Lasciar piangere a lungo un neonato era uno dei dettami della puericultura made in Usa, in voga negli anni '40 e '50, dettata dal pragmatismo tipicamente americano, per il quale i bambini devono abituarsi a stare tranquilli e zitti e calmarsi da soli. Gli specialisti europei non hanno però condiviso questo metodo, perché vogliono capire sempre il motivo per il quale un bambino piange e quindi agire di conseguenza.
Per gli americani il pianto del bambino è un modo di esprimersi e di comunicare e se piange significa che ha qualcosa da dire. Dandogli la possibilità di esprimersi a sufficienza con gli strilli, gli si permette di mettersi in contatto con il mondo e, in questo modo, il piccolo imparerebbe a relazionarsi con l'esterno, a buttare fuori le sue emozioni, anche negative, e gli verrebbe permesso di acquisire sicurezza in se stesso e nelle proprie capacità di esprimersi.
Per questo motivo i genitori dovrebbero imparare a non lasciarsi prendere dal panico, anche se il bambino piange per una decina di minuti, perché solo così hanno la possibilità di dialogare con lui, senza anticipare le sue esigenze con la presunzione di aver capito.

È giusto lasciar piangere i bambini
I contrari alla teoria americana
Pediatri e puericultori contrari alla teoria americana sostengono che il pianto del bambino è uno sfogo che va sempre ascoltato e, essendo un neonato appena stato separato dal grembo materno, ha bisogno della vicinanza fisica della madre e anche del padre. È impensabile che così piccolo sappia gestire autonomamente l'ora del sonno.
Però è possibile evitare il pianto della sera con una serie di strategie calmanti, che hanno l'obiettivo di rilassare il piccolo. Dal tardo pomeriggio in poi, un bagnetto tiepido aiuta a calmare il neonato, distende i muscoli e aiuta l'espulsione dell'aria. Anche un massaggio sul pancino e sulla schiena con mani calde e pulite regala benessere al bambino grazie al contatto fisico. Luci abbassate, tv a basso volume e sussurri creano un clima disteso e sereno, che solitamente favorisce il sonno.

Quando accorrere da lui
Alcuni esperti sostengono che dopo due o tre minuti che il bambino piange bisogna intervenire. Ciò non significa necessariamente prenderlo in braccio e portarlo nel lettone, perché è importante abituare il piccolo all'autonomia e ad avere uno spazio notturno tutto suo. Però lo possono coccolare, parlargli dolcemente e aspettare che si plachi ponendogli una mano sulla schiena. In questo modo il bambino sente la vicinanza e si calma.

Di , © Riproduzione Riservata
TAG  piangere   neonato  
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