Scegliere di interrompere la gravidanza non è un metodo contraccettivo, ma una scelta dettata da altre circostanze. Vediamo quali sono e come agire.
Dal 1978 in Italia esiste la legge 194, che consente alle donne di interrompere la gravidanza nei termini e nei casi previsti dalla legge stessa. Ultimamente però sembra davvero difficile, per una donna che non vuole portare avanti una gravidanza, trovare una struttura idonea e del personale qualificato che le consente di fare ciò che la legge prevede.
Le condizioni necessarie
L’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) non è un mezzo contraccettivo!
La gravidanza si può interrompere quando le circostanze sono tali da comportare un serio pericolo per la salute fisica e psichica della donna, in relazione a:
il suo stato di salute;L’interruzione può avvenire nei primi 90 giorni: in termini ecografici corrisponde a 12 settimane e 6 giorni. Tre mesi possono apparire molti, ma nella realtà il tempo davvero utile è meno. In pratica ci sono solo 5 o 6 settimane per decidere che cosa fare. Il periodo è calcolato a partire dalle ultime mestruazioni, e questa informazione è molto importante ,visto che una donna si accorge di essere incinta quando sono ormai trascorse 6 o 7 settimane dall’ultimo ciclo.
Cosa fare
Se si vuole interrompere la gravidanza occorre procurarsi il certificato per l’interruzione di gravidanza. Per averlo basta rivolgersi ai consultori familiari pubblici, a un ospedale o a un qualsiasi medico di propria scelta. Non è indispensabile sia un ginecologo, la legge parla chiaramente di medico, senza alcun riferimento alla specializzazione. L’importante è che il medico scelto non sia un obiettore di coscienza, perché in questo caso può rifiutarsi di rilasciare il certificato.
Al medico bisogna portare un certificato del test di gravidanza, non il kit della farmacia, ma quello ottenuto dal campione di urina.

Scelta della struttura e come avviene l’intervento
In alcune strutture è quasi impossibile riuscire a effettuare l’Ivg a causa dell’alta adesione di obiettori. L’Asl ha comunque il dovere di garantire l’intervento e di mettere la donna in contatto con la struttura più vicina.
La maggior parte delle strutture esegue interventi in day ospital; di solito si può scegliere il tipo di anestesia e il metodo più usato è quello detto di Karman: l’aspirazione del contenuto uterino con una pulizia delle pareti dell’utero. In Italia l’intervento è gratuito, ma a seconda delle Regioni per le analisi può esserci un ticket. Come per ogni altra operazione, vale la legge sulla privacy.
Una scelta difficile
Il fastidio dell’intervento può essere avvertito in maniera più o meno intensa ma, al di là del dolore fisico, resta il fatto che questa scelta non è mai una decisione semplice e ha effetti sulla psiche. Può essere utile leggere il nostro articolo Conseguenze psicologiche dell’aborto.
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