Il malessere che si presenta nell'andare a scuola deve essere considerato ed osservato dai genitori, per essere risolto.
Le scuole sono cominciate e il primo giorno di scuola è un momento di quelli che non si scordano più, sia per il bambino sia per i genitori e i nonni, che con grande emozione accompagnano il piccolo in un nuovo mondo tutto da scoprire.
I primi giorni di scuola sono ricchi di emozioni, compiti, lettere e numeri, compagni nuovi da conoscere e maestre da ascoltare con attenzione e rispetto.
La scuola poi continua nel suo percorso, ma durante l'anno si possono verificare dei momenti, spesso purtroppo anche molto lunghi, in cui alcuni bambini manifestano un disagio interiore, fatto emergere come "mal di scuola".
Questo malessere può presentarsi dalla materna alle medie fino alle superiori, ovviamente con modalità e tempi diversi, manifestazioni però con un comune denominatore, ovvero un qualcosa che non fa vivere bene la scuola da parte del bambino o del ragazzo, i sintomi e i comportamenti possono essere diversi.
Quali i segnali di mal di scuola da non sottovalutare?
Alcuni bambini iniziano a manifestare questo “male” psicologico attraverso sintomi fisici reali:
male alla testaSi tratta di campanelli d'allarme che non vanno presi alla leggera, ma messi in relazione sia con la salute sia con la sfera psicologica, poiché legati ad una forma di disagio che va presa e affrontata tempestivamente. I genitori non dovrebbero solo considerali semplici capricci, ma vedere al di là cosa significano.
In caso il bambino non abbia mai frequentato la scuola materna potrebbe essere normale una situazione di crisi, visto il distacco netto con la madre o altre figure di riferimento; se però il bambino al passaggio dalla materna alle elementari manifesta questi sintomi, la situazione è da osservare con attenzione, valutando i compagni, il rapporto con i maestri, chiedendo al pediatra ecc.
Affrontare il problema con i bambini e i ragazzi
Un colloquio con gli insegnanti, da parte dei genitori, è doveroso e fondamentale, visto che queste figure stanno con i piccoli parecchie ore nell'arco della giornata, parlare poi sicuramente con calma ai figli, infondere loro fiducia, non accusarli e soprattutto non fare “muro contro muro”.
Se la mamma è la figura di riferimento più importante, perché con il bambino è quella che normalmente trascorre la maggior parte
delle ore, anche il padre dovrebbe impegnarsi nel trascorrere più tempo con i figli, soprattutto dopo la scuola, facendosi partecipe a questa sua nuova dimensione e vita sociale.
Alle medie i problemi potrebbero essere diversi, perché il ragazzino potrebbe manifestare disagio a seguito di atti subiti, mi riferisco al fenomeno del bullismo, che purtroppo sta crescendo nelle scuole. Però il disagio, oltre alle suddette cause, potrebbe trasformarsi in mal di scuola se alla base vi è la noia, la demotivazione a seguire lezioni in cui si trattano argomenti a detta dell'alunno non interessanti, e questo si trasforma poi in una forma di isolamento e di chiusura. Un genitore, anche in questo caso, deve osservare con molta attenzione e avere fondamentalmente un'apertura mentale e una capacità di ascolto davvero molto grandi, unite a tanta sensibilità e rispetto.
Un ultimo consiglio: il mondo della scuola è complesso e fatto da mille relazioni, equilibri spesso precari, emozioni molto forti, ecco perché il rapporto tra genitori e figli va costruito quando questi sono piccoli e necessitano di ponti, anche apparentemente trasparenti, tra noi e loro, fatti di ascolto, fiducia, interesse vero e sincero, necessità di mettersi al loro livello e mai sopra o troppo in alto.
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