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Allattamento indotto per bambini adottati

L'allattamento materno è possibile anche nel caso di un bebè adottato, ma è necessario sfatare falsi miti e qualche pregiudizio.

Allattamento indotto per bambini adottati

Anche se ad oggi non esiste più alcun dubbio sugli immensi benefici dell’allattamento materno, sia per il bebè sia per la mamma rimangono purtroppo vivi molti pregiudizi e una certa mancanza d’informazione circa le tecniche d’allattamento e molti degli aspetti collegati.

Per esempio molti non sanno che è possibile allattare anche un bebè adottato, quindi senza che la mamma sia passata attraverso l’esperienza del parto.

Alla domanda se una mamma adottiva può allattare infatti sempre più specialisti rispondono di sì, poiché niente glielo impedisce. La tecnica si chiama induzione dell’allattamento o allattamento indotto ed è fondamentalmente diversa dal ritorno all’allattamento dopo un’interruzione, per esempio per malattia o assenza momentanea della mamma.

Per quanto possa sembrare strano e inconsueto, vedere una mamma adottiva che allatta il proprio bebè in molte culture è la forma abituale di alimentare il bebè, per esempio se la mamma muore durante il parto. In questo caso la nonna o una zia si fanno carico del bebè, inducendo l’allattamento e provvedendo così alla sua alimentazione esattamente come farebbe la mamma biologica.
La capacità di produrre latte infatti è determinata in gran parte dalla corretta stimolazione del seno, in altre parole dalla corretta suzione da parte del bebè. Maggior è la stimolazione e maggiore quindi sarà la produzione di latte.


Come favorire l'allattamento indotto
Quali sono le condizioni che possono influire maggiormente favorendo l’esito positivo dell’allattamento indotto?

  • Il forte desiderio della madre di allattare il bebè, favorendo così l’instaurarsi del vincolo mamma-bimbo e della comunicazione non verbale naturale e innata in tutti i neonati, indipendentemente dalla loro provenienza.
  • La corretta e costante stimolazione del petto. Sarebbe opportuno che già un paio di mesi prima dell’adozione la futura mamma cominciasse a prepararsi, stimolando la produzione di latte con un tiralatte più volte al giorno. Non appena poi mamma e bimbo si trovano finalmente insieme, il processo di allattamento indotto richiederà una dedicazione esclusiva, essendo necessari molti tentativi per attivare la produzione di ossitocina, e quindi di latte, da parte della mamma.
  • Per aiutare il piccolo ed incentivarlo a non abbandonare i tentativi di suzione è possibile ricorrere a un aiuto esterno, attaccando con dei cerottini vicino al capezzolo della mamma dei sottili tubicini collegati ad un biberon di latte artificiale. In questo modo il bebè può cominciare a collegare la suzione con la gratificazione del latte.
  • Fattori come l’età del bebè, la sua capacità di suzione e come è stato alimentato nei mesi precedenti all’adozione sono ugualmente importanti per il buon esito dell’allattamento. I bebè di più di 6 mesi, se non sono stati allattati al seno nei primi mesi di vita, potrebbero aver perso il riflesso di suzione.



Supporto per la riuscita dell'allattamento indotto
È fondamentale che la mamma possa contare sull’appoggio di famiglia e amici, ai quali può essere opportuno spiegare a fondo le motivazioni che la spingono a scegliere questa strada, bellissima ma a volte difficile, per stabilire il primo vincolo col bebè.
La percentuale di esito è molto alta: basta considerare che, secondo alcune statistiche statunitensi, il 36% delle mamme che provano l'allattamento indotto hanno esiti positivi, anche se alcune hanno bisogno di integrare l’allattamento materno con un supplemento di latte artificiale.

Di © Riproduzione Riservata
TAG  adozione   allattamento  
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