Qualche battito d'ali - Stefania Nibbi
Che cos’hanno in comune un tacchino, un gallo e un'anatra? Possiedono
le ali ma non
sempre sanno servirsene. Volare può avere un significato diverso
per ognuno di noi:
per Giulio significa realizzarsi nel lavoro, raggiungere l’equilibrio,
arrestare la sua folle corsa
intorno a se stesso; per Alberto è vivere esperienze diverse,
liberarsi dagli obblighi familiari e
dalle scelte che lo fanno sentire chiuso in gabbia; per Elena rappresenta
il grande amore,
il compagno con cui condividere la propria vita. I protagonisti danno
voce alle inquietudini del
nostro tempo e, nell’intersecarsi delle loro vicende, cercanodi
raggiungere la consapevolezza
che permetta loro di “spiccare il volo”.
Parte prima
Con la coda fa la ruota, credendosi un
pavone.
Il Tacchino, ovvero il passato irrinunciabile.
Parte seconda
Quelle selvatiche migrano in cerca dell’estate,
lei invece resta, affrontando il gelido inverno.
L’Anatra, ovvero il Futuro irraggiungibile.
Parte terza
Potrebbe provare a volare e invece continua a correre
a destra e a manca, appresso alle galline ruspanti. Il Gallo, ovvero
il Presente inaccettabile
Giulio
“E’ dura ritrovarsi ad un punto della vita in cui ci
si sente imprigionati nei propri ruoli, ma lo è altrettanto
trascorrere l’intera esistenza in cammino, senza mai arrivare
da nessuna parte e poter affermare che era o non era quello che
volevamo dalla vita. Non avere un ruolo definito, intraprendere
continuamente una direzione a caso, ritrovandosi spesso al punto
di partenza. Viaggiare per tutta la vita può essere stimolante
ma spersonalizza: quando ti prende la voglia di riposarti, per ritrovare
le tue cose o qualcuno che ti aspetta, ti accorgi di non esserti
mai sentito a casa in nessuno dei posti in cui ti sei fermato, neanche
in quello dal quale sei partito”.
Alberto
“Non è facile capire se è quella giusta. Lo
scopri col tempo, se gliene concedi abbastanza da capirti. Se
non va invece te ne rendi conto subito, ancora prima di andarci
a letto. Sai che la storia finisce dove inizia, che non potrai
mai parlargli dei tuoi sogni, che non avrai voglia di farle leggere
i tuoi libri o ascoltare i tuoi dischi preferiti. Sai soltanto
che ti farà sentire vivo e ruspante come un galletto”.
Giulio
“Tutte le strade che intraprendiamo sappiamo, bene o male,
dove ci porteranno. Tranne l’amore. Quello non sai mai dove
ti conduce, quando lo seguiamo dobbiamo rassegnarci a non conoscerne
mai i confini; né l’inizio né la fine. Non
sarà mai una cosa programmata, prevedibile, definita. Non
dovrai mai illuderti di poterne comprendere gli ingranaggi, dovrai
sempre guardarlo come un bambino stupito e mai come un luminare
di scienza.”
“E perché mai dovrei seguirlo se ciò non m’insegnerà
nulla?”
“Perché nella vita esistono cose ingovernabili. E
spesso sono le più interessanti”.
Elena
“Che cosa è la vita se non un’esperienza condivisa?
Si può vivere sempre e solo per se stessi? Non so che farmene
della libertà di cui parli, si gode della vicinanza e della
gioia dell’altro altrimenti l’esistenza è sterile
e arida.”.
Alberto
“Mi sono sempre chiesto se il motivo dei miei tradimenti
fosse la mancanza di compatibilità con Claudia o verso
il rapporto coniugale in sé. Quante volte ho pensato di
dare una svolta alla mia strada, lasciando mia moglie e i miei
figli per legarmi ad un’altra donna con la quale c’era
più sintonia. Ma al momento di prendere la decisione ho
sempre esitato; per il rimorso di procurare un dolore ai bambini
dietro il quale schermavo la mia vera paura di richiudermi in
una nuova scatola, un’altra storia con i suoi doveri, i
suoi limiti”.
Elena
Tutti andiamo da qualche parte..
Ognuno di noi sta andando in qualche posto.
Percorriamo tutti i giorni la strada che ci separa dalla meta,
perché siamo come gli uccelli migratori; dentro di noi,
senza la coscienza di saperlo, prendiamo una direzione che è
sempre quella. Anche se a volte abbiamo l’impressione di
tornare indietro, di ricominciare daccapo; in realtà è
sempre avanti che stiamo procedendo.
Alberto
“Non posso attendere ancora che la mia vita abbia inizio.
Non mi sono mai sentito padrone delle mie scelte. Vedo il mio
passato come un domino, un incastro di avvenimenti dettati dalle
circostanze, un susseguirsi di accadimenti buoni e cattivi che
nelle tappe fondamentali della mia esistenza hanno cambiato la
direzione delle mie decisioni solo verso le strade che non avrei
voluto intraprendere.
Nella mia vita le cose accadono ed io non posso farci niente”.
Alberto
“La mia è una carcerazione volontaria, la paura di
volare che m’impedisce di alzarmi, vestirmi, aprire la porta
e andarmene ovunque, con chiunque, senza dare mai più spiegazioni,
senza dover inventare castelli di bugie.
Sono un uccello cresciuto tra le sbarre; sono io stesso la chiave
e lei é la mia gabbia”.
Giulio
“Non riesco ancora a capire i meccanismi dei rapporti d’amore,
forse morirò senza averli minimamente compresi. Elena disse
che il suo cuore le parlava; il mio ha sempre taciuto o sussurrato
cose incomprensibili, non mi ha mai detto nulla, anzi a volte
è rimasto in silenzio per così tanto tempo da farmi
pensare che non ci fosse più”.
Elena
“I messaggi dei nostri corpi, i silenzi, la mia attenzione
e la sua disattenzione, le situazioni inattese, le risposte mai
date: la gelosia si nutre di questo. Si annida dentro di noi come
un animale, mangiandosi tutto quello di cui ci cibiamo privandoci
dell’appetito; ci riempie la testa con sussurri di sospetto
svegliandoci dal nostro sonno di piccole certezze con la sua sottile
voce tagliente”.
Elena
“Quell’uomo rappresentava la mia trasgressione, il
mio fuori programma ed in quanto tale non poteva costituire una
costante. Era l’esatto controsenso di me, l’immagine
di ciò che non avrei mai voluto essere. Il mio continuo
impegno a salvarlo dalla sua incapacità di affrontare l’esistenza
mi aveva aperto gli occhi sulle mie possibilità; più
attingevo alle mie risorse per fargliene dono, più ne scoprivo
di nuove”.
Alberto
“Percepivo un profumo di donna, forse era un sogno. Sentivo
qualcuno carezzarmi i capelli, forse mia madre. Ero adulto o bambino,
non saprei dirlo”.
Alberto
“Forse è proprio la vita che ho sempre condotto l’unica
possibile. Non esiste una scelta radicale. Ho bisogno della famiglia
tanto quanto delle mie evasioni. Se non ho una prigione dalla
quale fuggire nessuna libertà ha senso. Voglio svegliarmi
la mattina con mio figlio che mi salta sul letto; portarmi appresso
l’odore della cucina sugli abiti quando esco di casa; l’auto
piena dei resti delle merendine dei bambini; gli abbracci di Claudia
e le sue orribili torte di compleanno. E non voglio rinunciare
ai corpi e alle anime di tutte le altre donne che mi regalano
fugaci momenti di passione”
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