Ecco come cucinare i cibi in modo ecologico e rispettoso dell’ambiente.

L’ambiente si sa, ha bisogno di tanto rispetto e attenzione, azioni anche piccole, ma quotidiana ed è per questo motivo che il nostro modo di cucinare può influire, e avere un alto o basso impatto ambientale. La cucina ecocompatibile è assolutamente fattibile, seguirla significa attuare un interessante risparmio, non solo a livello di costi, ma di consumo energetico.
Vediamo insieme quali possono essere i materiali più adatti per cucinare le pietanze, si tratta di prodotti assolutamente naturali, con l’effetto di avere un basso impatto ambientale.
Il coccio, il rame e la terracotta sono ecocompatibili, l’importante è, però assicurarci di tale “naturalezza” poiché può accadere che le pentole acquistate con una “green” enfasi, siano poi rivestite da materiali e sostanze che a contatto con il calore diventano tossiche e nocive per la salute. Si tratta sovente di smalti che a contatto con il fuoco e quindi con temperature elevate, rilasciano negli alimenti dei metalli quali ad esempio cadmio, uranio, arsenico e selenio. Tutte sostanze impiegate per smalti e vernici in generale. Meglio allora se non si ha la certezza dell’acquisto, orientarsi su ceramiche ecologiche, nella cui composizione rientrano sostanze alcaline naturali (calcio, bario, boro, sodio e potassio), i cibi cotti in esse non assorbono nulla di negativo e nocivo alla salute.
Acquistando pentole e tegami in terracotta naturale è bene verificare la provenienza e la garanzia del prodotto, si tratta di un acquisto ottimo per cuocere le pietanze, poiché questi materiali naturali hanno la peculiarità di non incidere minimamente sui sapori degli alimenti, sono pratiche e semplici da usare.
Solo un piccolo accorgimento prima di usarle la prima volta, noterete un particolare odore, per eliminarlo basterà immergere la pentola per tre ore alternando in acqua calda o in acqua fredda.
La ditta Bionatural produce in Italia prodotti di ottima qualità, fabbricando tegami sia in pietra refrattaria, sia in argilla rossa al 100% bio, hanno la superficie vetrificata ad alta temperatura, ciò le rende particolarmente resistenti al calore e lievemente meno economiche rispetto ad altri prodotti similari, a differenza dei quali però ad esempio possono cuocere direttamente sulla fiamma, senza risentirne minimamente.
Altro materiale del tutto naturale è la pietra ollare, si tratta di una pietra refrattaria che resiste bene alle alte temperature, e inoltre ha la peculiarità di passare direttamente dalla fiamma alla tavola, senza risentire degli sbalzi termici. In essa la cottura avviene in modo del tutto naturale, economico (fiamma bassa e per poco tempo) e sano (non rilascia sostanze all’interno dei cibi).
La sua origine è secolare, basti pensare che già tantissimi anni or sono era usata in Castiglia, regione della Spagna in cui ancora attualmente si estrae la materia prima, si lavora, si depura e si modella a seconda delle esigenze commerciali.
Non ha al suo interno metalli pesanti quali ad esempio il piombo, poiché il vetro che la riveste è del tutto naturale, quindi contenente solo silicati di sodio e calcio.
Da quando nel 2006, negli Stati Uniti, si è imposta la legge di non usare materiali quali ad esempio il teflon, sono subentrate sul mercato queste nuove materie, che poi in realtà di nuovo hanno ben poco, come è palese il caso e l’esempio della pietra ollare.
Il Teflon è il rivestimento che siamo abituati a vedere (quello nero per intenderci) all’interno delle nostre padelle; contiene l’acido perfluoroctanoico, la cui tossicità è stata ormai ampiamente dimostrata, tale acido è anche siglato con PFOA, ed è dannoso sia per l’uomo, sia per l’ambiente.
Altro materiale da considerare è l’alluminio riciclato, nella sua composizione non è presente il suddetto PFOA, ma per la parte antiaderente si è impiegato il Thermolon, che è di origine naturale.
Insomma, se volte sbizzarrirvi tra padelle e tegami e allo stesso tempo farvi del bene scegliendo dei materiali sani, per far cuocere le vostre succulente pietanze, avete adesso solo l’imbarazzo della scelta.
Autore: Alessandra Mallarino
EssePi
Permettetemi un paio di precisazioni in merito all'ultima parte dell'articolo. L'imposizione di non utilizzare più una determinata sostanza (entro il 2015) non riguarda il "Teflon" bensì il PFOA. Il PFOA è un acido che veniva utilizzato dalle aziende come reagente per produrre il Teflon (o materiali simili), ma sulla pentola finita non ve n'è MAI stata traccia. Tant'è vero che il Teflon è considerato uno dei materiali più sicuri in quanto praticamente inerte(non reagisce con nulla). La dimostrazione sta nel fatto che viene largamente impiegato in chirurgia per realizzare protesi e valvole cardiache. Grazie all'imposizione sopra accennata, i produttori di rivestimenti antiaderenti hanno già implementato un sistema per produrre Teflon e simili senza utilizzare il PFOA. Tengo inoltre a precisare che i prodotti antiaderenti "classici" si presentano, prima dell'applicazione sul pentolame, come dispersioni base acqua. Si può quindi ben immaginare il basso rischio ambientale legato all'utilizzo di questi prodotti. Il prodotto pseudo-antiaderente di nuova generazione, citato nell'articolo, non è per niente di origine naturale bensì sintetizzato anch'esso per via chimica; la sua "sicurezza" non può essere paragonata al Teflon, se non altro per i 50 anni di storia dell'antiaderente classico; inoltre sono prodotti base solvente, senza perciò quei vantaggi in fase di applicazione di cui sopra. Considerazione finale: il teflon e simili continueranno ad esistere più sicuri ed ecologici di quanto non lo siano già stati in passato.
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